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2 giugno, festa della Repubblica: le donne, il voto e la rivoluzione

2 giugno, festa della Repubblica: le donne, il voto e la rivoluzione

2 giugno, festa della Repubblica. Anche per me, come per tutti gli scrittori, e come per tutti quelli che sono avvezzi a mettere continuamente se stessi al paragone delle cose, gli avvenimenti più importanti di quest’anno 1946 sono fatti interiori; ma è un fatto interiore – e come – quello del 2 giugno quando di sera, in una cabina di legno povero e con in mano un lapis e due schede, mi trovai all’improvviso di fronte a me, cittadino. Confesso che mi mancò il cuore e mi venne l’impulso di fuggire. Non che non avessi un’idea sicura, anzi; ma mi parvero da rivedere tutte le ragioni che mi avevano portato a quest’idea, alla quale mi pareva quasi di non aver diritto perché non abbastanza ragionata, coscienziosa, pura. Mi parve di essere solo in quel momento immessa in una corrente limpida di verità; e il gesto che stavo per fare, e che avrebbe avuto una conseguenza diretta mi sgomentava. Fu un momento di smarrimento: lo risolsi accettandolo, riconoscendolo; e la mia idea ritornò mia, come rassicurandomi

Così scrisse il giorno del voto la scrittrice e saggista Maria Bellocci, ideatrice, per altro anche del premio Strega.

Il 2 giugno, festa della repubblica. In Italia votarono per la prima volta anche le donne. Ancora oggi certa intelligenza, bolla come concessione quello che fu solo un diritto riconosciuto, una giustizia fatta, un voto doveroso. Votarono in  tantissimi. Le donne ai seggi furono numerose e incredule, determinate a votare ma troppo felici per non dubitare che si stesse vivendo un sogno. Ognuna entro con la foga e la gioia ed uscì da lì con la serenità e il sentimento di cittadino italiano che prima di quale momento non aveva mai vissuto.

E le italiane, fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando vi a le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!

Così scrisse in quei giorni Tina Anselmi, grande protagonista della Resistenza e della Prima Repubblica.

2 giungo, festa della Repubblica. La festa di tutti e delle donne in modo particolare, la festa della civiltà ritrovata.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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