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25 aprile: il giorno del pensiero libero

25 aprile: il giorno del pensiero libero

Il 25 aprile 1945, l’esercito nazista lasciò l’Italia. Fummo liberi! Lo fummo grazie ai partigiani che in numerose città d’Italia non si dettero per vinti e combatterono comunque a costo della morte. Ogni anno si celebra la Liberazione in tutta Italia, nell’Italia giovane, unita e divisa, piena di buoni propositi e cattive abitudini. Il 25 aprile è una data, come quella del Giorno della Memoria, da non dimenticare. E’ per questo che ho deciso di parlarvi di un libro, oggi. Contro il ricordo della barbarie e contro la barbarie stessa, c’è bisogno di cultura ed allora vorrei ricordare questa data tanto importante per quelli della mia generazione, soprattutto, con un libro La casa in collina di Cesare Pavese.

Già in altri tempi si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere. Per esempio, non vedevo differenza tra quelle colline e queste antiche dove giocai bambino e adesso vivo: sempre un terreno accidentato e serpeggiante, coltivato e selvatico, sempre strade, cascine e burroni. Ci salivo la sera come se anch’io fuggissi il soprassalto notturno degli allarmi, e le strade formicolavano di gente, povera gente che sfollava a dormire magari nei prati, portandosi il materasso sulla bicicletta o sulle spalle, vociando e discutendo, indocile, credula e divertita

Pavese_La_casa_in_collinaIl libro su scritto tra il 1947 e il 1948. La trama si snoda attraverso una storia bella, ambientata l’8 settembre 1943 quando, a Torino, giunse la notizia dell’armistizio. Il ristorante di uno dei protagonisti, viene saccheggiato e Cate e gli amici di Corrado, il protagonista, vengono catturati. Corrado si rifugia dalla madre ma non basta tutto questo a lenire il dolore esistenziale di essere stato risparmiato dalla barbarie. Poi la liberazione e il sospiro che non porta sollievo.

Oggi ancora mi chiedo perché quei tedeschi non mi aspettarono alla villa mandando qualcuno a cercarmi a Torino. Devo a questo se sono ancora libero, se sono quassú. Perché la salvezza sia toccata a me e non a Gallo, non a Tono, non a Cate, non so. Forse perché devo soffrire dell’altro? Perché sono il piú inutile e non merito nulla, nemmeno un castigo? Perch’ero entrato quella volta in chiesa? L’esperienza del pericolo rende vigliacchi ogni giorno di piú. Rende sciocchi, e sono al punto che esser vivo per caso, quando tanti migliori di me sono morti, non mi soddisfa e non mi basta. A volte, dopo avere ascoltato l’inutile radio, guardando dal vetro le vigne deserte penso che vivere per caso non è vivere. E mi chiedo se sono davvero scampato

Il tema della guerra, la fuga e la casa. La collina che all’inizio viene descritta come quel porto felice oltre al quale c’è la città e lì ci sta la guerra. I rimorsi, il sangue, il fuoco e quell’infermo esistenziale che lo porta a non ritrovarsi più. Il 25 aprile forse, andrebbe iniziato un libro. La censura fu uno dei mezzi che il nazismo e il fascismo, poi, utilizzarono per controllare il pensiero delle masse. I partigiani, chi ci ha liberato il 25 aprile, ci hanno reso liberi di pensare, di essere persone italiane. Senza comandi esterni, senza forzature di genere. La Liberazione andrebbe celebrata così.

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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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