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Alice nel paese delle meraviglie!

Alice nel paese delle meraviglie!

28 novembre 2015#cultura1870Views

 

Questo è Alice nel paese delle meraviglie! Il non compleanno, la terapia del sorriso espressa in in pochissime parole: se si ha un compleanno si avrà anche un non compleanno e di questo si deve sorridere! Io ho ripreso il libro. Una delle prime letture. Cartone, film, fumetti. Un popsuggerimento… d’altri tempi!

Quando il 26 novembre 1865 arrivava nelle librerie Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie Charles Lutwidge Dodgson, insegnante di matematica, non aveva immaginato che dopo 150 anni la filosofia contenuta in quel testo sarebbe stata ancora così moderna. Ma Alice non era stata scritta da Lewis Carrol? Sì, ma il vero nome di   Lewis Carroll era Lutwidge Dodgson. Ma se lo scrittore  aveva usato un nome falso, anche il titolo dell’opera non era quello che conosciamo ora. Il primo titolo dell’opera, infatti, fu Alice’s Adventures Under Ground (Le avventure di Alice nel Sotto Suolo), sostituito prima della pubblicazione dall’autore stesso. Tra gli altri  Alice’s Hour in Elfland e Alice Among the Fairies, non erano tutti altrettanto belli da utilizzare e così Alice nel paese delle meraviglie fu un vero colpo di genio!

Un libro meraviglioso tanto che la Regina Vittoria se ne innamorò e chiese all’autore che il prossimo lo dedicasse a lei. Purtroppo il libro successivo di Carroll fu un trattato di matematica e aveva poco di romantico, dolce e principesco. Alice non è un personaggio di fantasia: è realmente esistita! Alice Lidell non aveva i capelli biondi ma castani ed era la figlia del direttore della scuola in cui Carroll insegnava. Il Cappellaio Matto e lo Stregatto non sono personaggi nati in prima battuta. La copia manoscritta, custodita da Alice Lidell, non conteneva questi episodi che furono aggiunti solo in seconda battuta prima di mandare in stampa il libro. oggi il manoscritto è custodito al British Museum.

«Allora dovresti dire quello a cui credi», riprese la Lepre Marzolina.
«È quello che faccio», rispose subito Alice; «almeno credo a quello che dico, che poi è la stessa cosa.»
«Non è affatto la stessa cosa!» disse il Cappellaio. «Scusa, è come se tu dicessi che vedo quello che mangio è la stessa cosa di mangio quello che vedo!»

 

Quanta filosofia in questo dialogo? Se io vedo quello che mangio non è detto che mangio quello che vedo, posso anche non mangiare quello che io vedo. Ugualmente credere a quello che si  dice non è sempre, purtroppo, dire quello che si crede. Come dare torto al cappellaio matto?

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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