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Andrea Marcolongo: Il greco è La lingua geniale (parte II)

Andrea Marcolongo: Il greco è La lingua geniale (parte II)

La seconda parte dell’intervista che ho avuto il piacere di fare ad Andrea Marcolongo, autrice de La lingua geniale, 9 ragioni per amare il greco, editore LaterzaQui la prima parte dell’intervista pubblicata sabato. Il mio regalo di Natale è meraviglioso!

Virginia Woolf diceva che “è al greco che torniamo quando siamo stanchi della vaghezza e della confusione della nostra epoca”. E oggi siamo ancora più confusi, spersi in un mondo che fatichiamo a comprendere. Uno degli aspettiche più amo della civiltà greca è il fatto che i Greci non sono mai stati uno Stato politico fino al 1832. Sono però sempre stati un popolo, da Omero a Kafavis, uniti dalla stessa lingua, dagli stessi testi in cui specchiarsi, dagli stessi valore e dalla stessa visione del mondo. Per due millenni i Greci si sono sentiti Greci senza bisogno di un confine tratteggiato sulle mappe geopolitiche del mondo.

Forse ampliando il problema è la questione europea che va tirata in ballo.

Oggi siamo sempre più Stato e sempre meno popolo: l’Europa esiste, ma gli Europei non vedono l’ora di andarsene (vedi Brexit) o di innalzare muri contro il diverso, lo straniero. La parola stessa “xenofobia” sembra di origine greca, ma non lo è affatto: è stata inventata da noi moderni (e dice molto di noi e delle nostre paure).

Capire il greco è sempre stata la mia questione irrisolta anche perchè la filosofia è nata lì e con essa tutte le grandi domande sull’esistenza e sulle cose. La filosofia è dietro a tutto questo modo di vivere, a questo anelito continuo alla bellezza delle cose che sono. Qual è la lezione che possiamo portarci dietro?

La lingua greca è difficile, è vero: ma la vita non è facile. Studiare richiede tempo, ma gestire le gioie o i fallimenti della vita non è veloce (aggettivo che si applica ad un mezzo di trasporto, non agli esseri umani). La libertà che rende speciale il greco impone la responsabilità di scegliere -e scegliere significa anche rinunciare. Il dibattito se il greco sia utile o meno rimanda agli utenti di ‘qualcosa’, non a giovani uomini e donne che si stanno formando cercando di capire prima chi sono, poi chi vogliono diventare (e non cosa, una professione, perché l’ha detto una classifica o un’inchiesta). Incontrare i ragazzi, rispondere a tutte le loro domande mai banali e che mi hanno messa a nudo, guardarli negli occhi è stato il regalo più prezioso che questo libro mi ha donato.

SU INSTAGRAM LA LINGUA GENIALE è STATA TANTO FOTOGRAFATA!

Io ero una di quelle che non sapeva tradurre. Lo confesso. Non sapevo dare il senso perchè per me il senso la versione lo aveva da sola. Avevo tutta una mia teoria puntualmente ammazzata dalla necessità di dover scrivere qualcosa sul compito, denigrata e bistrattata dal quel 4 sempre pronto a comparire. Eppure poi le cose andavano bene perchè il senso del greco perchè era esprimibile in parole, in bellezza e la cultura era la letteratura, gli usi e i costumi che potevano anche non passare da una traduzione. C’è già chi aveva tradotto per me. Io volevo solo goderne la bellezza. Il rapporto con il greco a scuola non è dei migliori. Resta questo rapporto difficile a tratti irrisolto, con La lingua geniale di cui mi parla Andrea. Come si può limitare l‘odio

L’odio nasce quando non si comprende il senso di ciò che si fa e ci sente forzati ad amare. Il mio consiglio è di alzare la mano, nel greco come nella vita, e chiedere sempre perché e reclamare il diritto di essere curiosi. Parlerei invece di paura nei confronti del greco: quasi tutti ne hanno timore, ma innamorarsi di qualcuno, che sia una lingua o una persona, non fa un po’ paura?

Continua.

La paura, se è sana, è bella, perché permette di non dare mai nulla per scontato e di mettersi alla prova ogni giorno. Ai ragazzi consiglio di fidarsi di se stessi: so che sembra impossibile davanti ad una versione e con un dizionario in mano, ma la lingua greca è un viaggio che solo noi possiamo compiere, verso il senso dei testi, delle parole e di noi. E, se qualcosa va male, di imparare l’arte dell’ironia: anch’io ho fatto delle figuracce terribile traducendo il greco e ora, grazie al libro, posso finalmente riderne insieme migliaia di lettori (che mi prendono allegramente in giro!)

Mi fermo qui. Non aggiungo altro. La lingua geniale chiude questo primo anno di popSuggerimenti ed è stato per me un piacere ospitare Andrea, qui a casa mia, nel mio spazio.

A presto!

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

Andrea Marcolongo: Il greco è La lingua geniale

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