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Andrea Marcolongo: Il greco è La lingua geniale

Andrea Marcolongo: Il greco è La lingua geniale

Il mio regalo di Natale è poter ospitare Andrea Marcolongo con il suo La lingua geniale, 9 ragioni per amare il greco, editore Laterza. Godetevela come me la sto godendo e rigonendo io.

ho scoperto che sono diventata il perfetto, cioè il risultato, di ogni presente che sono stata e, allo stesso tempo, sempre un nuovo presente. 

Il libro d’esordio di Andrea Marcolongo è un inno alla lingua greca, La lingua geniale appunto, che come ogni genio trattiene in sé anche la sregolatezza e quella sua semplicità disarmante che complica le cose. Ho letto di lei ovunque. Ovunque davvero. Da 10 settimane in classifica, uno dei saggi rivelazione dell’anno, uno sguardo sicuro e una penna fluida. Mi ha conquistato. Ne scrive 9 di ragioni ma le chiedo: Qual è la ragione delle ragioni?

9 ragioni per amare il greco, ma potrebbero essere molte di più! La ragione delle ragioni, che ha data inizio a questo libro, è l’aspetto: il greco è una lingua ‘oltre il tempo”. Grazie all’aspetto, la lingua greca permette agli esseri umani di pensare cosa nasce da ogni inizio e cosa rinasce da ogni fine in un continuo divenire di consapevolezza.

E continua…

Permette di riflettere su cosa i fatti della vita provocano su di noi (e non sul nostro orologio), su cosa diventiamo grazie a ciò che ci accade. Di preservare all’aoristo, il tempo indefinito, le gioie o i dolori che vogliamo custodire per sempre (nella nostra mente, non in un album di fotografie). Di pensare cosa accade se sto guardando al presente e dunque il risultato è che so, al perfetto. Io stessa, grazie a questo libro, ho iniziato a fare i conti in un altro modo con il tempo: ho scoperto che sono diventata il perfetto, cioè il risultato, di ogni presente che sono stata e, allo stesso tempo, sempre un nuovo presente.

Eppure quel perfetto era così anonimo. Si ripeteva, si memorizzava eppure a scuola non te lo spiegano così. Il greco antico aveva un modo tutto suo di guardare le cose. Questo è chiaro. Mi è apparso sin da subito. Non aveva un futuro ma un ottativo meraviglioso. E poi il duale. Che paragone si potrebbe istituire (se possibile) tra quella visione delle cose e la nostra? Chiedo.

Sì, ogni lingua serve per esprimere un’irripetibile idea di mondo (non certo per studiare le sue regole grammaticali!). Il greco era una lingua umana, nel senso che lasciava ai suoi parlanti una grande libertà di scegliere come dire come si sentivano riguardo alla vita: molte delle particolarità che racconto nel libro non erano “obbligatorie”, ma affidate alla sensibilità di chi il greco antico lo parlava o scriveva.

SU INSTAGRAM LA LINGUA GENIALE E’ STATA TANTO FOTOGRAFATA!

La differenza tra le nostre lingue, però, resta molto forte.

Ci sono almeno cinque parole, con cinque sensi diversi, per indicare il mare, il duale, il numero del farsi coppia, il duale, esiste solo se si ha bisogno di esprimere con una sola parola una relazione speciale fra due persone (come gli innamorati, una madre con un figlio in grembo, due occhi che guardano nella stessa direzione), l’ottativo serve per fare i conti con se stessi ed esprimerli a parole.

E il limite della nostra lingua, secondo te dov’è?

La nostra lingua si sta facendo sempre più ristretta, i fraintendimenti aumentano: non abbiamo, come in greco, un modo di raccontarci che ci spinga a fare i conti con noi stessi, in quanto esseri umani, attraverso ogni nostra parola.

E poi le ho chiesto della cultura greca e della filosofia, del modo di pensare che ha influenzato quello che oggi abbiamo. Poi le ho chiesto del greco a scuola: quello sconosciuto e della sua esperienza nelle scuole a raccontare il suo libro. Domani mattina la seconda parte dell’intervista esclusiva per popfilosofia.it di Andrea Marcolongo!

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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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