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Attentati a Bruxelles: perchè ancora?

Attentati a Bruxelles: perchè ancora?

Dobbiamo proteggere i bambini da certe risposte più che da certe immagini, dopo i fatti di Bruxelles. E’ vero. Devono essere protetti di più tutti. Tutti i cuori, gli occhi e le anime di chi da ieri sta guardando ancora orrore, sangue e paura. La tv è piena di racconti come se le risposte si sapessero tutte come dalla metro fosse già emerso un numero certo di persone morte, come se qui corpi dilaniati avessero già un’identità. Chiodi e vetro nelle bombe. Per fare più male. Più male ancora.

Doveva succedere ed è successo. Doveva capitare ieri, oggi o domani, sarebbe dovuto capitare e chissà quando ricapiterà ancora. Non si sa nulla. Né quanti erano, nè chi li copriva, né come hanno fatto. Non sono riusciti a salire su un aereo ed allora si sono fatti esplodere prima, al chek-in. Sono riusciti a salire in metro e a far morire persone come topi, sottoterra. Nel frattempo vanno protetti i bambini da certe risposte perchè a certe domande non si può rispondere con facilonerie e banalità.

Oggi i social sono ricolmi di nuovo di bandiere, frasi e parole. Ieri Parigi oggi Bruxelles. Ieri il blu, il bianco e il rosso, oggi il nero, il giallo e il rosso. In mezzo la Turchia. I mori. Altri morti che sentiamo più lontani da noi eppure la lacrima del cuore dovrebbe essere una e il singhiozzo avere la stessa sonorità. Eppure no. Perchè non si prenoterebbe un weekend ad Ankara, un viaggio studio, una vacanza tra amiche in Turkia ma a Parigi due innamorati andrebbero volentieri, ma oggi ci pensano su, a Bruxelles un ragazzo andrebbe per uno stage. Al Parlamento europeo ce ne sono tanti e di ogni ordine e grado.

Ankara non è Parigi e non è Bruxelles, non è nostra eppure lì ci sono bambini che cercano risposte e le risposte la avranno da persone che raccontano la loro verità perchè questa non è guerra e non può esserlo. Non ha un volto, ne ha tanti. Non ha un motivo, Ne ha tanti. Non ha un campo, ne ha troppi. Troppo tutto per chiunque. Non c’erano spiegazioni per Parigi e non ce ne saranno neppure per Bruxelles

Vorrei che i colori si fermassero qui. Vorrei che nessun bambino dovesse chiedere scusa per ciò che è accaduto, come si leggi dal cartello nell’immagine di copertina. Un bimbo nel campo profughi di Idomeni, a confine tra Grecia e Macedonia, scrive “sorry for Bruxelles“. Che un bambino non debba mai più chiedere scusa.

Il bilancio, ad oggi, 23 marzo, è di 3 morti, di cui una italiana e 250 feriti, di cui 7 italiani.

Per il video, grazie a: Marco Makkox Dambrosio

Foto tratte da: Instagram, #Bruxelles. In particolare ringrazio Virgola per la splendida illustrazione

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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