close
Autismo: perchè siamo così insensibili?

Autismo: perchè siamo così insensibili?

Ciao sono Giulio ho 14 anni e domani andrò a scuola. La scuola mi piace a giorni alterni. A volte ci vado con piacere, altri giorni mi è pesante fare qualunque cosa e chiunque mi da fastidio. I rumori che sento sono amplificati e le persone che parlano per me urlano. Un movimento semplice di un altro è come se lo facesse un elefante. Ma domani andrò a scuola perché adesso voglio andare domani a scuola, domani non so.

Giulio e la sua famiglia non sapevano nulla. La mamma ha accompagnato Giulio come ogni mattina a scuola. Martedì 12 aprile in classe, non c’era nessuno. I banchi vuoti. Tutto vuoto anche il suo cuore. I compagni erano in gita scolastica e Giulio no. Un difetto di comunicazione. Così si è difesa la preside. La sua mamma ha detto la verità. Al Corriere della sera ha dichiarato: «hanno avuto paura che potesse succedere qualcosa». Eppure se solo i genitori avessero saputo, lo avrebbero accompagnato. L’associazione Autismo Livorno Onlus si è subito schierata dalla parte di Giulio e della sua famiglia. «È assurdo -hanno dichiarato- che il 2 aprile si sia celebrata la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo e solo dieci giorni dopo si sia verificato un fatto del genere. Un esempio di negazione dei diritti e della dignità dei bambini autistici».
Io sono Giulio, è quello che tutti, indistintamente, hanno deciso di scrivere su un foglio A4. La mobilitazione ha travolto i social. La famiglia ora sta vagliando l’ipotesi di una denuncia anche se, come ha detto la mamma di Giulio, va considerata la serenità del bambino messa già a dura prova a causa del cambio di insegnante di sostegno. Giulio non è il solo. Benjamin Giroux, 10 anni aveva un compito in classe: scrivere una poesia che avesse come titolo Io sono. La poesia personale, che raccontasse di sé e del suo io. Eccone il risultato:
Sono strano, sono nuovo.
Faccio finta che lo sia anche tu.
Mi sento come un bambino nello spazio, tocco una stella e mi sento fuori luogo.
Mi preoccupa ciò che gli altri potrebbero pensare.
Io piango quando ridere la gente.
Mi fa sentire piccolo.
Sono strano, sono nuovo.
Adesso capisco che lo sei anche tu.
Dico che mi sento come un naufrago, sogno che un giorno questo sia ok.
Cerco di integrarmi. Spero, un giorno, di riuscirci.
Sono strano, sono nuovo
Suo padre Sonny si è commosso. Nelle sue parole, ha raccontato, c’è tutta la sofferenza di essere diverso e di sentirsi tale. Parlare per parole e parlare per immagini. La National Autistic Society (fondazione inglese per i soggetti autistici e le loro famiglie), ha diffuso un video. Se riuscite ad arrivare al termine, complimenti! Io mi sono fermata quasi alla fine.

I dettagli, le luce, le ombre, i rumori, la confusione, le parole che sembrano lampi e tuoni. Il non senso attorno a te. Riesci ad arrivare fino alla fine? E’ l’interrogativo. Io aggiungerei: riusciremo mai a comunicare una gita scolastica ai bimbi autistici e alle loro famiglie? Riusciremo nel duro compito dell’integrazione che non è un problema di razza o di malattia, ma è un problema di cuore. Avremo mai un cuore tanto grande da non escludere nessuno?

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

Tatuaggio si o tatuaggio no?

Bencivenga e le 62 favole di filosofia

Leave a Response