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Bauman: l’importanza di osservare il mondo

Bauman: l’importanza di osservare il mondo

9 gennaio 2017634Views

Società liquida. Vita liquida. Amore liquido. Leggere la società come mistero liquefatto, sfuggente a ogni forma di categoria che il secolo scorso ci ha dato e quindi società inafferrabile. Vita inafferrabile. Amore inafferrabile. E’ morto all’età di 92 anni Zygmunt Bauman, polacco e del mondo. Un grande osservatore. Teorico della globalizzazione da strapazzo, delle dinamiche consumistiche cattive e del crollo delle ideologie che nella postmodernità,  hanno causato uno spaesamento dell’individuo. Un labirinto che ha gettato l’individuo perso nella selva delle brutture e delle violenze, nella società dell’incertezza e del nulla di dato che spaventa, terrorizza. Per esorcizzare quella che in un suo libro ha chiamato la solitudine del cittadino globale, sono scienze in campo le omologazioni, tremende per l’uomo che è nato unico e unico sarebbe dovuto morire.

Il terreno su cui poggiano le nostre prospettive di vita è notoriamente instabile, come sono instabili i nostri posti di lavoro e le società che li offrono, i nostri partner e le nostre reti di amicizie, la posizione di cui godiamo nella società in generale e l’autostima e la fiducia in noi stessi che ne conseguono […]. Adesso “progresso” sta ad indicare la minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un attimo di tregua.

Modus vivendi, Laterza, 2008

Quando si parla di uomini si parla di migranti e di migrazioni, altro tema chiave della sua filosofia. L’altro ed il simile a me. Perché si è sempre stranieri in terra di qualcuno. Bauman sentiva moltissimo questo tema soprattutto ora, durante i suoi ultimi anni di vita in cui di migranti e migrazioni ne è pieno il mondo.

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Dopo le primavere arabe che hanno coinvolto l’Europa, la guerra civile in Siria, Bauman urla a gran voce ciò in cui ha sempre creduto, non lasciando nulla al caso: l’accoglienza dei profughi e dei migranti scappati dall’orrore deve essere la prima preoccupazione di uno stato civile. Contro l’Europa che parla il linguaggio dei muri e del razzismo e che si fa intimorire dal demone della paura. In una recente intervista a La Repubblica, disponibile integralmente qui, aveva detto:

ieri l’Austria, oggi la Libia. Che ‘notizie’ ci attendono domani? Ogni giorno incombe una nuova tragedia di rara insensibilità e cecità morale. Sono tutti segnali: stiamo precipitando, in maniera graduale ma inarrestabile, in una sorta di stanchezza della catastrofe

Sono migranti, non per scelta ma per atroce destino, quelli che arrivano sulle nostre coste. Sono gli arrabbiati e i delusi di un mondo povero che oggi lo è un po’ di più. Oggi, con la sua scomparsa lo è un pò di più.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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