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Bencivenga e le 62 favole di filosofia

Bencivenga e le 62 favole di filosofia

Ogni pomeriggio, verso le cinque, mamma e papà bevono il te. Il che  cosa?, direte voi. Quello che beve papà è un te con l’acca- un thè, voglio dire […] Mamma, invece, beve il te con l’accento – il insomma.

Le favole sono il primo mezzo con cui si parla ad un bambino. Sin fa piccoli, le favole hanno rappresentato quel linguaggio preferenziale, scelto per comunicare qualcosa. Sia che fosse un concetto semplice, sia che si trattasse di un concetto abbastanza complicato, il c’era una volta è sempre stato preferito alla nuda e cruda verità raccontata per sentenza. Le favole si animavano di personaggi, alcuni precisi altri di fantasia, tuttavia il bimbo che ancora eravamo, si innamorava del linguaggio, del suono, della cadenza con cui venivano pronunciate le frasi e così, senza batter ciglio si addormentava.

Forse Ermanno Bencivenga quando ha scritto La filosofia in sessantadue favole, ha proprio pesato a questo: recuperare il bimbo che è in noi e comunicare la filosofia in questo modo per farla semplicemente conoscere.  Sulla scia del Fedone di Paltone, Bencivenga ha captato quella volontà tutta bambina, di stupirsi difronte alle cose, di meravigliarsi di fronte alla bellezza di un fatto che stupisce per la sua piccola grande bellezza. Ed ecco allora le 62 favole, tutte belle. Tra le pagine del libro, che si legge con facilità non banale, si ha la sensazione che ogni favola raccontata sia un pensiero da portare con sé.

Le cose prendono forma e si animano per farsi protagoniste di storie: la luna, il vento, l’uccello, la scuola, il cuscino, le dita. Ed ancora: un segnalibro, una matita, il domani. Il tempo, la noia, la vita, l’esistenza vengono raccontate con il linguaggio di una favola e la bellezza delle parole. L’ultima storia, La storia senza fine, non finisce. Ci sono tre puntini sospensivi che ne determinano l’indeterminatezza, che aprono le porte alla fantasia, all’immaginazione che si scopre non solo bambina ma anche adulta e forse, soprattutto adulta. La lezione di filosofia di Bencivenga è alta. Non ci sono solo le asserzioni ma c’è la filosofia spicciola e semplice, popolare e dimessa ma che non perde di spessore nel momento in cui parla con il linguaggio dolce delle favole, riprendendo l’idea della filosofia che Lucrezio raccontava in poesia come la mamma pone il miele intorno al bicchiere della medicina prima di darla al proprio figlio, per edulcorare l’amaro.

SUGGERITO PERCHE’?

è la filosofia delle piccole cose che aiuta a vivere è la mia pop filosofia. Qui trovate il senso. Alto. Bello, che fa della filosofia una favola da raccontare

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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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