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Cigni Selvatici: storia della Cina di Mao

Cigni Selvatici: storia della Cina di Mao

25 novembre 201771Views

Ci sono libri che aprono finestre su paesi e popoli lontani.

Ci sono libri che ti toccano nel profondo.

Ci sono libri che, se ti facessi spaventare dalle loro 600 e più pagine, non li leggeresti mai, ma che invece vale la pena di provare.

Assaporarli pagina dopo pagina, come un dolce desiderato, come un piatto prelibato dai sapori contrastanti, amaro e poi dolce e poi ancora amaro, e poi dolce. Ecco, “Cigni Selvatici. Tre figlie della Cina” è così.

Lo vedi su uno scaffale, come dimenticato, lo noti per la sua “stazza”, ne resti intimorito quasi quando leggi che racconta la storia della Cina prima, durante e dopo Mao. Ma ti posso assicurare che è un timore che svanisce non appena lo inizi a leggere.

Cigni Selvatici non è solo una storia, è la storia di tre figlie della Cina ripercorsa a ritroso da Jung Chang attraverso le vite di sua nonna e sua mamma. U viaggio intimo, appassionato, doloroso. Un libro straordinario in cui la scrittrice mette a nudo attraverso la stroia della vita della nonna e della mamma, e più in generale di tutta la sua famiglia, verità e misteri della Cina di Mao. Tutto ciò che altri libri non potranno raccontarti mai, lo trovi qui.

I funzionari pensavano in primo luogo alle loro famiglie e ai loro amici; nel timore di essere percossi, gli inseganti assegnavano voti alti a tutti gli studenti, senza badare alla qualità del loro lavoro; i bigliettai degli autobus non facevano psgare il biglietto, e così via. La dedizione al bene della collettività veniva irrisa apertamente: la Rivoluzione Culturale di Mao aveva distrutto tanto la disciplina di Partito quanto la morale civica. 

La nonna, prima concubina di un signore della guerra, e poi moglie di un medico tanto amato quanto contrastato dalla sua stessa famiglia. Donna mite e coraggiosa. La mamma, che fin da giovane ha abbracciato l’ideologia comunista, militando prima come clandestina e poi come funzionario. Donna forte e determinata a vivere. E lei, Jung Chang, giovane cinese dei tempi moderni, scettica, critica, cresciuta sotto il regime comunista, ma con l’enorme voglia di vedere il mondo fuori. Donna testarda e ambiziosa, pronta però a sacrificare se stessa per l’amore dei suoi genitori.

Ripensavo ai miei ventisei anni: avevo sperimentato il privilegio e la denuncia, il coraggio e la paura, e avevo visto la bontà e la lealtà così come gli abissi della bruttura umana. Fra sofferenza, rovina e morte, avevo conosciuto soprattutto l’amore e l’indistruttibile capacità umana di sopravvivere e perseguire la felicità. 

Tre donne, tre generazioni, tre vite completamente diverse, un solo amore, quello per la famiglia. Coraggiose, determinate, forti fino in fondo. La Cina di Mao, la sua storia ripercorsa in 650 pagine fitte di dettagli, di anneddoti, di storie di vita, intrise di passione, amore, odio, rammarico per quello che stava succedendo e di critica, anche. Un libro denso, in cui vita privata e vita pubblica si intrecciano, da leggere, non dico tuto d’un fiato perchè sarebbe impossibile vista la sua mole, ma sicuramente con il desiderio di arrivare fino in fondo per scoprire sia come va a finire la storia di Jung Chang, che capire e conoscere più a fondo la storia politica, economica e sociale di un Paese tanto vasto quanto sconosciuto a noi occidentali che sotto il governo di Mao visse anni di violenze e manipolazioni inimagginabili.

[…] il 18 agosto [1966] si tenne sulla piazza Tianmen, al centro di Pechino, una manifestazione di proporzioni gigantesche, alla quale partecipò oltre un milione di giovani. Per la prima volta Lin Biao apparve in pubblico come vice di Mao e suo portavoce: tenne un discorso invitando le Guardie Rosse a uscire dalle scuole e a «distruggere i quattro vecchi», che erano poi «le vecchie idee, la vecchia cultura, le vecchie tradizioni e le vecchie abitudini». Seguendo quell’oscuro invito, in tutta la Cina le Guardie Rosse scesero in strada, dando sfogo al vandalismo, all’ignoranza e al fanatismo. Saccheggiarono le case, fracassarono oggetti di antiquariato, strapparono dipinti e saggi di calligrafia. Furono accesi dei falò per bruciare i libri e nel giro di pochissimo tempo quasi tutti i tesori delle collezioni private furono distrutti. Molti scrittori e artisti si suicidarono dopo essere stati percossi, umiliati e costretti ad assistere al rogo delle proprie opere. 

Se anche tu vuoi conoscerlo più da vicino, allora, non ti resta che prendere Cigni Selvatici e iniziare leggere.

 

 

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