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CURE E PRATICHE DEL SE’, atto secondo.

Con gli incontri di mercoledì 21 ottobre e domenica 1 novembre, si è concluso il secondo atto del percorso teorico-pratico. Un progetto originale e molto particolare. La filosofia semplice e popolare ad Eutopia! La pausa filosofica è stata affidata all’Antico forno Izzo Ciro con le fette speciali accompagnate da un tè ai frutti di bosco. Cura del corpo e cura dell’anima.

La cura di sé non è altro che la nozione greca di epimeleia heautou che i latini hanno tradotto con l’espressione cura sui. Essa indica: un preoccuparsi per se stessi, un occuparsi di se stessi. Originariamente la questione della persona è stata elaborata secondo il principio delfico del conosci te stesso attribuita poi a Socrate. Tale formula non significava altro che: esaminare dentro di sé, domandare, chiedersi cosa fare. Bisogna fare un appunto: originariamente il conosci te stesso non riguardava la filosofia. È con l’attribuzione del principio a Socrate che il conosci te stesso entra nella filosofia dove ricopre il carattere di prescrizione. Ci si deve occupare di sé e della propria persona totalmente, è questo il primo punto da tener presente e da non dimenticare.

Sta di fatto che però, storicamente, il conosci te stesso di Socrate è stato privilegiato rispetto alla cura di sé. Perché tutto questo? La ragione è in quello che Foucault chiama momento cartesiano. Nelle Meditazioni sulla filosofia prima e nella questione della verità. Cartesio ha posto all’origine del procedimento filosofico della conoscenza, il principio dell’evidenza così come essa appare, come essa si da e si offre. È proprio la conoscenza di se stessi, non nella forma della prova dell’evidenza ma dell’indubitabilità della mia esistenza in quanto soggetto, a diventare uno dei concetti fondamentali del conosci te stesso ed uno degli accessi alla verità.

Quali sono le condizioni per cui il soggetto accede alla verità? È la conoscenza a consentire l’accesso alla verità. Sostanzialmente il merito di Cartesio è stato quello di mostrare come effettivamente solo con la conoscenza profonda di se stesso come soggetto si sia in grado di capire cosa sia la verità e soprattutto quale sia. Ciò significa che la persona è stata capace, senza modificarsi, di capire dove sia la verità e meglio ancora, come possa essere ottenuta. Essa può essere ottenuta senza grossi sforzi, senza modifiche ma solo con la conoscenza.

Quali sono le condizioni per far sì, però, che questa verità diventi veramente il viatico della conoscenza? Condizioni morali, culturali, sociali ma tutte condizioni che non minano assolutamente alla persona, non la modificano. Ed allora questa conoscenza che tanto inseguiamo, vogliamo, la si raggiunge solo tramite la propria verità che implica inevitabilmente una conoscenza profonda di se stessi. Ecco che ritorna: conosci te stesso, cura del sé. Come può la conoscenza venir fuori senza la cura?

E’ in questo ambito che è stata proposta la lettura dell’Alcibiade di Platone. Simo giunti a conclusioni interessanti: la necessità di prendersi cura di se stessi è legata all’esercizio di potere. Si tratta di passare tramite la cura di se stessi, a quel privilegio statutario di Alcibiade di essere figlio di due rami importanti di famiglie ateniesi, eupatridi ed Alcmeonidi, alla condizione di governare la sua città. Un passaggio dalla teoria alla prassi; la necessità di prendersi cura di sé è legata ad una mancanza: l’educazione. Pericle non è stato un buon educatore. Per sopperire a tutto questo una sola è la soluzione: prendersi cura di se stessi. Siamo giunti a dover rispondere alla domanda: cos’è il sé? Il concetto ribadito da Socrate riguarda proprio il sé in quanto tale. Dell’espressione gnotis heauton è interessante capire cosa significhi heauton. Socrate invita e prendersi cura di sé e aiuta a capire cosa si possa fare praticamente per ottenere il risultato: occuparsi della propria anima diviene la via giusta per la cura di sé.

E poi ancora: cos’è la cura? Cosa significa curarsi? Prendersi cura della propria anima così come era emerso prima. Occuparsi di sé è pretendersi cura della propria anima che è conoscere se steso nel profondo. Questo è il momento in cui il gnotise heauton si sostituisce nell’immaginario collettivo della storia della filosofia, alla cura di sé. La cura della propria anima parte e passa da una conoscenza profonda di se stessi.

La galleria fotografica dell’evento è disponibile sulla sulla pagina Facebook  di Popfilosofia!

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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