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Cura del sé e filosofia della cura, parte I. La simpatia con Filosofia e nuovi sentieri

Cura del sé e filosofia della cura, parte I. La simpatia con Filosofia e nuovi sentieri

11 gennaio 2016#cultura1058Views

Quanto segue è frutto di una collaborazione bellissima con Filosofia e nuovi sentieri. Un saggio sulla cura, un argomento a cui tengo particolarmente. Qui pubblicherò il sabbio a puntate, in modo da rendere lieve la lettura. Su Filosofia e nuovi sentieri troverete il saggio completo, per gli impazienti! Questa è la prima parte, a voi la lettura, i commenti e le riflessioni.

La filosofia è condivisione di intenti, è simpatia! 

Abstract: il saggio ha lo scopo di analizzare il concetto di cura così come è stato considerato dalla filosofia antica e ripreso della filosofia del novecento. Con l’ausilio dei testi, si pone l’attenzione sulla necessità pratica di utilizzare la filosofia come mezzo e modo del vivere autentico.

La filosofia della cura è quella cosa senza la quale si vive bene, per sua ignoranza, e con la quale si vive bene per sua conoscenza. La filosofia è della cura sin da sempre e lo sarà per sempre; è solo la volontà di non far emergere la sua natura a frenarla fortemente. Questa è la filosofia del sé che con il sé lavora, si forma e si espone alle intemperie della vita che scorre. Probabilmente il significato dell’espressione curare se stessi assume il valore che non dovrebbe avere. Si risolve in quel significato che da solo non basta: curare il corpo. Non basta perché il corpo non sta bene senza che lo sia anche l’anima, in qualche modo ad esso connessa. Ed allora la cura del sé è dell’anima prima del corpo ma non dell’anima senza il corpo.

È per tutta questa serie di motivi che la cura diventa centrale e lo è stata per tutta la filosofia antica ed oggi lo è ancora per una parte della filosofia contemporanea che recupera l’importanza del sé e lo rigenera nelle esperienze contemporanee. Il contributo sostanziale, in tal senso, di Pierre Hadot, è sicuramente rappresentato da Esercizi spirituali e filosofia antica (1) ma non solo. Il testo, pubblicato per la prima volta nel 1981, testimonia l’importanza della filosofia per gli antichi e la volontà che lo sia anche per i moderni. Come ogni classico, conserva la forza di un libro ancora attuale che insegna e propone, a distanza di anni, una ricetta giusta: l’esercizio spirituale. In prima istanza va subito segnalato che il significato di questi esercizi spirituali e la loro pregnanza linguistica sono legati al valore formativo insito in esso. L’idea, spiega Hadot, è che

le opere filosofiche dell’antichità non sono state composte per esporre un sistema, ma per produrre un effetto formativo: il filosofo voleva far lavorare lo spirito dei suoi lettori o ascoltatori perché si ponessero in una certa disposizione (2 ).

Nell’espressione esercizi spirituali, infatti, va considerato sia l’aspetto pratico sia l’aspetto esperienziale. Gli esercizi sono una pratica, un’attività, un lavoro su se stessi, un ascensione verso se stessi con se stessi; e poi gli esercizi sono spirituali ovvero includono e comprendono il pensiero, l’immaginazione, la sensibilità, la volontà. È in questo senso che viene intesa quella filosofia antica che si vuole e si deve recuperare: la filosofia è esercizio spirituale perché rappresenta un modo di vivere, una maniera di sopravvivere, una forma di vita che ne diventa una scelta. Sarebbe stato troppo riduttivo parlare di esercizi di pensiero perché

la parola “pensiero” non indica in maniera abbastanza chiara il fatto che l’immaginazione e la sensibilità intervengano in questi esercizi in modo molto importante (3).

È per questo motivo che neppure esercizi etici, esercizi intellettuali sarebbero state espressioni consone; spirituale racchiude ogni aspetto. La filosofia è, quindi, un esercizio e lo denunciano senza mezzi termini: essa non è solo conoscenza ma si configura nell’orizzonte del sé e dell’essere, è un processo che ci rende migliori e più consapevoli. Per chi ha concepito la filosofia come un carattere fondamentale dell’uomo la vita quotidiana, così com’è organizzata e vissuta dagli altri omini, deve necessariamente apparire come anormale, come uno stato di follie e di incoscienza, d’ignoranza della realtà. E nondimeno deve pur vivere questa vita di tutti i giorni, in cui si sente estraneo, straniero, e in cui gli altri lo percepiscono come estraneo. (4)

Fine parte I.


(1) P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Torino 2002.

(2) P. Hadot, Paris 2001, p. 102.

(3) P. Hadot, Torino 2005, p. 30.

(4) P. Hadot, Torino 2005, p. 14.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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