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Cura del sé e filosofia della cura, parte II: il sé

Cura del sé e filosofia della cura, parte II: il sé

18 gennaio 2016#cultura977Views

Quanto segue è frutto di una collaborazione bellissima con Filosofia e nuovi sentieri. Un saggio sulla cura, un argomento a cui tengo particolarmente. Qui pubblicherò il saggio a puntate, in modo da rendere lieve la lettura. Su Filosofia e nuovi sentieri troverete il saggio completo, per gli impazienti! Dopo la prima parte, questa è la seconda parte. A voi lettura e commenti.

La filosofia è condivisione di intenti, è simpatia! 

(Abstract: il saggio ha lo scopo di analizzare il concetto di cura così come è stato considerato dalla filosofia antica e ripreso della filosofia del novecento. Con l’ausilio dei testi, si pone l’attenzione sulla necessità pratica di utilizzare la filosofia come mezzo e modo del vivere autentico).

Fatto emergere il carattere pratico della filosofia antica, è interessante guardare oltre le cose e riprendere quel concetto del sé che era stato solo accennato in precedenza. La consapevolezza dell’esistenza di quella soggettività profonda che caratterizza l’uomo in quanto tale, è opera di Socrate. Infatti l’importanza e il valore che Socrate attribuisce alla coerenza con se stessi apre alla questione della verità come condivisione di intenti. È fondamentale chiarire, prima di addentrarci nel discorso sul sé che anticipa un discorso più ampio sulla cura, che la verità come la si può intendere oggi non è la verità di Socrate. L’idea di verità come corrispondenza del pensiero al reale in seguito a determinati principi logici, non si era affermata completamente a quel tempo, ed infatti «l’unico criterio di pensiero socratico è l’accordo, l’essere coerenti con se stessi, homologein autos heauto» (1). È per questo che la verità del sé assume un significato particolare e lo stesso Socrate entra in rapporto con essa in un modo speciale. Spiega Foucault:

vi entra attraverso la franchezza , una certa relazione con la prima vita attraverso il pericolo [si tratta cioè di una persona che ha dimostrati coraggio nel corso della sua vita], un certo tipo di relazione con se stesso e con gli altri attraverso la critica (autocritica e critica delle altre persone) e uno specifico rapporto con la legge morale, la libertà e il dovere (2).

È questo ciò che deve essere inteso riguardo il concetto di verità alla maniera socratica. Il tema centrale è il sé come conoscenza approfondita, realizzata pienamente nell’ambito di una vita saggia e consapevole; è per questo motivo che la filosofia deve essere intesa come esercizio spirituale e «nella verità, e nell’accesso ad essa, c’è qualcosa che realizza il soggetto stesso, che realizza l’essere stesso del soggetto, o che lo trasfigura» (3). La verità, quindi, è momento di confronto e incontro, di condivisione e di rapporti reciproci. È una riflessione attiva che ha al centro il sé che incontra un altro sé.

La verità è un esercizio di confronto, quindi, che implica una consapevolezza, quella del sé, appunto, che è unica. Tutto questo emerge benissimo nelle opere di Platone in cui la forma dialogica esprime bene gli intenti e ne presuppone i fini. La forma dialogica, così come viene usata da Platone, assicura un confronto tra Socrate e il suo interlocutore. Questi si mescolano e forniscono, al termine, un’unica risposta concorde. È come se fosse un’opera di decostruzione vera e propria. Nel confronto con Socrate, «l’interlocutore si rende conto del fatto di non sapere veramente perché agisca. Tutto il suo sistema di valore gli appare bruscamente privo di fondamento. Fino ad allora in qualche modo si identificava con quel sistema di valori che governava la sua maniera di parlare. Ora li si oppone (4).

Sostanzialmente si è di fronte ad un interlocutore diviso in due: da un lato c’è un interlocutore così com’era prima del confronto con Socrate, e dall’altro un interlocutore che, identificandosi con Socrate, non è più lo stesso. Per evitare di cadere nell’inutile obiezione che vorrebbe un interlocutore privo di personalità e di autenticità, bisogna cercare di rispondere a questa domanda: l’identificazione comporta una perdita o una acquisizione? Detta in altri termini: la maieutica socratica è un esercizio di sottrazione o di addizione? Innanzi tutto è un esercizio spirituale a tutti gli effetti. È proprio nel momento Socrate finge di voler apprendere qualcosa dal suo interlocutore che le due figure, quella dell’interlocutore e quella di Socrate, si sommano e quindi emerge tutto il significato ed il fine del discorso: l’interrogazione, il dubbio, il mettere in questione qualcosa. Tale è il senso profondo della maieutica: far emergere un contenuto, quel non manifesto che esiste e deve solo uscire fuori. È l’arte della levatrice che assiste le partorienti nel momento più delicato: la messa al mondo di una vita. Socrate, continua Hadot,

è l’ostetrico degli spiriti: gli assiste nella loro nascita. Egli stesso non genera nulla, poiché non sa nulla, si limita ad aiutare gli altri a generare se stessi (5).

La maieutica ha, dunque, un significato importante. A ben vedere essa non si limita solo a far emergere un contenuto latente ma comporta una modifica esistenziale che segna una profonda rinascita, ovvero la nascita di una vita consapevole, razionale, filosofica. È qui che secondo Gadamer il fenomeno umano ci appare in tutta la sua concreta realizzazione, infatti osserva:

il fenomeno umano della domanda ci appare in tutta la sua concretezza quando spostiamo lo sguardo dal puro oggetto teoretico di domanda e risposta, che costituisce la scienza, e osserviamo quella situazione particolare in cui i trova l’uomo, quando è chiamato per nome, interrogato ed interroga se stesso (6).

Fine parte II.


(1) H. Arendt, Bologna 1987, p. 281.

(2) M. Foucault, Roma 1997, p. 12.

(3) M. Foucault, Milano 2003, p. 18.

(4) P. Hadot, Torino 2005, p. 96.

(5) P. Hadot, Torino 2005, p. 97.

(6) H. G. Gadamer, Rivista di filosofia 1956, p. 262

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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