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Elena: il mio Teatro sportivo! | #lavoronarrato

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Elena Amore l’ho conosciuta per una intervista e poi siamo rimaste in contatto. Un bellissimo contatto. Fa un lavoro bellissimo, particolarissimo e molto interessante. Leggete un po’ qua!

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Elena che lavoro fai?

Diciamo che faccio la performer teatrale… dire attrice non sarebbe propriamente corretto visto che sono anche autrice e regista delle opere che presento al pubblico… Performer  è un termine più libero e permette di essere contemporaneamente “artigiano e materia modellata”. Inoltre sempre nell’ambito del teatro e del lavoro di gruppo ho creato un corso/format dal nome Teatro Sportivo, che cerca di unire al gioco la ricerca, all’espressione l’osservazione, al lavoro del singolo il lavoro di squadra.. come “ una partita con sè stessi in cui la vittoria sta nel creare la bellezza affacciandoci sull’Universo interiore ed esteriore, sta nell’essere come un barbiere dell’emozione”.

Da quanto tempo fai questo lavoro?

“Faccio questo lavoro da sempre. E non è un lavoro che si sceglie… è forse più un obbligo nei confronti della bellezza, della bellezza della vita, dell’animo e delle caratteristiche dell’essere umano. E’ un segno di gratitudine per tutte le fascinazioni che l’esistenza ci permette di vivere. Mi sento una funzionaria dell’arte e come tale non ci sono cartellini da timbrare o giorni liberi… è uno stare continuamente sintonizzati contemporaneamente sul piacere e sul dolore… sull’osservazione e sull’ascolto”.

Cos’è per te il lavoro?

“Per me il lavoro è quello che ti fa sentire soddisfatta la sera quando torni a casa, quando lo puoi dire agli altri con fierezza e gli altri riconoscono in te un contributo importante alla società.. è quando non ti scocci se ci devi stare ancora qualche ora a sbattere la testa …è quando non ti aliena, non ti intossica, non va contro i tuoi idali, la tua morale, la tua etica. Per me il lavoro è quando davvero può nobilitare l’uomo e non involgarirlo, renderlo più cattivo, più stanco, più stressato”.

Qual è il lato bello ed il lato brutto del tuo lavoro?

La cosa più bella del mio lavoro è scoprire quanta magia… follia c’è in noi e poterle dare una forma, una direzione, a volte un senso. Invece la cosa più brutta è che la maggior parte della società non valuta prezioso questo lavoro, non ne riconosce il valore per l’individuo e per la collettività, non lo considera nutrimento fondamentale per l’anima e quindi non agevola e riconosce l’impegno e il genio di tantissimi artisti che spesso si perdono, fanno una vita miserabile o si piegano a fare altro quando potrebbero godere e farci godere maggiormente delle loro stupende caratteristiche. Inoltre ancora, ognuno di noi rappresenta infiniti mondi che andrebbero scoperti, esplorati, curati e invece ci si perde dietro ad altre cose, si mortificano le nostre qualità, si ci distrae e ci si estranea da sé e dal proprio sentire atteaverso droghe, surrogati di piacere e soddisfazioni finte e vacue, invece di provare a re-stare anche qualche volta “nel proprio dolore”, quello del bambino appena nato, quello di quando perdiamo qualcuno, quello che ci ricorda che siamo vivi e che siamo umani”.

Vi lascio tutti i suoi contatti:

Elena Amore, profilo personale;

Risonanze Primarie, pagina;

Teatro Sportivo ( Il corso), il suo gruppo teatrale;

Licenza Creative Commons

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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