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Every child is my child …

Every child is my child …

Sì, Every child is my child e questo non dovremo mai dimenticarlo soprattutto di fronte ad immagini e notizie che facilmente vanno oltre l’umano. Di cosa parlo? Lo scorso 4 aprile è partito un raid aereo, con gas tossici, contro Khan Sheikhun, città nella provincia nord-occidentale di Idlib. L’orrore quel giorno, ha avuto il volto dei bambini che in quei minuti stavano andando a scuola. La vita riprende ogni mattina finchè un raid aereo ti butta odio, vergogna, guerra, paura, indignazione addosso e respirando, ti ammali e muori. Muori come le 72 vittime con la bava alla bocca e le difficoltà a respirare.

Non solo Idilib. Molte bombe hanno colpito gli ospedali. Le testimonianze anche dai volontari delle organizzazioni internazionali si susseguono. Seguono video che spiegano cos’è successo. Questi hanno i volti dei volontari, dei medici e degli operatori che in quelle zone di guerra lavorano ma a così tanto non erano mai arrivati. E poi i bambini. Piccoli, con gli occhi spalancati mentre facevano l’unico atto più puro al mondo: respirare!

La campagna Every child is my child, è la campagna virale sui social che chiede la fine della guerra in Siria. Stop. Fine. Donne ed uomini dello spettacolo che con un messaggio forte e chiaro, chiedono che la guerra finisca e finisca davvero. Chiunque sia stato: ribelli o meno, tutto questo è inesorabilmente guerra e i bambini NO, loro non devono soffrirne.

 

La Comunità internazionale ha reagito con durezza. Ma non è mai abbastanza. Si tratta di un crimine di guerra. La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Siria ha avviato le indagini sul bombardamento. L’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha puntato invece il dito contro il regime di Bashar al-Assad. Poco importa.

Every child is my child ed in questo nome possiamo dire di no.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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