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Che festa della donna sia!

Che festa della donna sia!

La festa della donna è quel giorno dell’anno in cui si dice e si fa per le donne, per i diritti, per i doveri, per le questioni storico-sociali che hanno animato i movimenti femministi del novecento. Ma se prima si combatteva per il diritto al voto, per avere la libertà di indossare una gonna o un pantalone, per l’emancipazione in famiglia, per il diritto di avere un lavoro, oggi si festeggia una libertà non acquisita del tutto. L’altra faccia della festa della donna sono i dati sul loro impiego, sulla vita in casa, sul ruolo sociale, sulle loro idee sulle loro cose da fare e da imparare. L’altra faccia della medaglia che induce la domanda: ma cosa abbiamo mai da festeggiare?

L’altra faccia: il lavoro in rosa

Nel 2016, gli uomini mediamente, hanno percepito una retribuzione annua lorda* di 30.676 euro, mentre le donne si sono fermate a 27.228 euro con un indice addirittura cresciuto rispetto al 2015. Rispetto agli anni precedenti, però, c’è una maggiore partecipazione delle donne con un +9,2% di forze di lavoro, e un +6,5% per gli occupati, a fronte di un calo registrato dai maschi che hanno subito una discesa del tasso di occupazione di 4,3 punti. No, non è una gara! Più si studia e peggio è. Una donna laureata guadagna, in media, il 35,3% rispetto agli uomini.

L’altra faccia: la famiglia

Poi c’è il lavoro pro bono, ovvero quello che le donne fanno in casa, perse tra l’accudire i figli, familiari, animali. Gli uomini collaborano solo per 100 minuti al giorno mentre le donne arrivano fino a 5 ore al giorno. Si registra meno condivisione del lavoro domestico soltanto in Turchia, Portogallo e Messico. Vi risulta che questi paesi brillino per emancipazione? A me no. Allora si lavoro di più e si lavora meglio, anche a casa e non dite che poi la donna è mamma e quindi è nella sua natura accudire, perchè di questo non ce ne facciamo niente se poi portate la mimosa l’8 marzo!

L’altra faccia: la violenza

Sono 118 i casi di femminicidi registrati in Italia nel 2016. L’Eures, Istituto di ricerche economiche e sociali, si occupa da anni di femminicidio. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (pari al 71,9%) in famiglia; e 846 di queste (il 67,6%) all’interno della coppia; 224 (il 26,5%) per mano di un ex. L’età media delle vittime è di 50,8 anni, e nel 92,5% dei casi gli assassini sono uomini killer. Anche nel 2016 la famiglia (con 88 donne uccise, pari al 75,9% del totale), si conferma il principale contesto dei femminicidi. C’è, infine, il dramma degli orfani, i figli che hanno perso la madre per colpa del padre (o del convivente) assassino. Negli ultimi quindici anni il numero è salito fino a quota 1.628.

DIRETTAMENTE DA INSTAGRAM LE FOTO DELLE RAGAZZE CON Storie della buonanotte per ragazze ribelli DI Francesca Cavallo ED Elena Cavilli, per Mondadori

Qualcosa di Alternativo!

9 MARZO – Vi segnalo #Zeromimose sguardi, voci, gesta e passi di donnaL’iniziativa, proposta dall’Assessorato ai Giovani del comune di Napoli, vedrà la partecipazione di numerose donne esempio presso il Caffè Gambrinus. Inizio ore 18. Si ragionerà di bellezza del corpo femminile, ma non da un punto di vista estetico ma come soggetto produttivo di sviluppo e dignità. Infine, ai presenti  verrà offerta la “Matilda”, il dolce dedicato alla grande  scrittrice e giornalista Matilde Serao, fondatrice de Il mattino di Napoli ed esempio di emancipazione.

*Gender Gap Report 2017, JobPricing

Licenza Creative Commons

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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