close
Forza di mamma: Paula di Isabel Allende

Forza di mamma: Paula di Isabel Allende

15 aprile 2017261Views

Ci sono libri che suscitano emozioni in chi li legge. E poi, c’è QUEL libro, che magari hai letto per caso, la cui emozione la ricordi ancora, anche dopo tanto tempo. Ecco per me quel libro è “Paula” di Isabel Allende.

Paula è la figlia di Isabel Allende. Una ragazza felice, innamorata di suo marito, appassionata al suo lavoro. Vive a Madrid. Ama la vita. Eppure è quella stessa vita che le gioca un colpo basso. E così Paula, malata di porfiria, una malattia rara, viene trascinata in un coma dal quale le sarà impossibile uscire. Isabel, sua mamma, corre al suo capezzale e le resta accanto per tutto il tempo, fino alla morte. E in questo libro racconta la sua esperienza, straziante quanto paradossale, in cui cerca in tutti i modi di “distrarre la morte”, sperando di poterla allontanare da lì. Lo fa con forza, appellandosi ai ricordi della sua famiglia, esiliata, divisa, fuori dal comune, chiamata a raccolta per Paula.

Una storia bizzarra, in alcuni tratti, ma che mostra tutta la forza che una mamma è capace di tirar fuori anche nei momenti più bui, quando ormai le speranze sono vane e sembra che non ci sia più nulla da fare. Amo questo libro, e lo consiglio, proprio per questo, perchè una volta terminato, anche se in tragico modo, non resta che l’ammirazione per questa mamma sola e combattuta e per quell’amore che, anche quando sembra spegnersi, in realtà non lo fa mai.

Scelto per caso da una libreria piena di titoli, poi questo libro mi è rimasto nel cuore, forse perchè l’ho letto in un momento in cui era la mia mamma ad aver bisogno di una figlia tanto forte quanto Isabel lo è stato per Paula. Per la prima volta nella mia vita mi trovavo a dover fare i conti con la parola “chemioterapia”. Mi facevano male le orecchie a pronunciarla. Io, studentessa fuori sede, lontana da casa, anche se non troppo, impegnata con i miei esami e la laurea che si avvicinava. E lei, mia mamma, sola, chiusa nel suo “problema”, impegnata a combattere contro il colpo basso giocatole dalla vita. E proprio mentre leggevo pagina dopo pagina questo libro, mi rendevo conto quanto fosse forte e quanta forza fosse capace di trasmettere a me, proprio quando sarei dovuta essere io la sua roccia.

Così, come Isabel, anch’io ho provato a distrarre il male che poteva divorarla, ho cercato di chiamare in raccolta i ricordi frammentati che avevo della mia famiglia, mezza di origine africana e mezza italiana, per distrarre quel male e fare in modo che non crescesse.

Credo che questo libro sia stato per me quell’occasione, più unica che rara, di riflessione, in cui ho imparato ad apprezzare di più quegli abbracci e quei sorrisi che troppe volte avevo dato per scontato, sicura che nessuno avrebbe potuto togliermeli.

Scrivere questo articolo mi ha fatto venir voglia di rileggere questo libro e, quando l’ho preso tra le mani, ho risentito l’energia che mi aveva trasmesso e gli occhi mi sono riempiti di lacrime un po’ come allora.

Mi definisco sempre una “divoratrice” di libri, ma questo, devo ammetterlo, l’ho “gustato” lentamente, “assaporando” ogni pagina e lasciandomi cullare dalla capacità di raccontare che solo scrittrici come la Allende hanno. E spero che possiate farlo anche voi.

Buona lettura a tutti!

Licenza Creative Commons

E poi bho, uomo attraversa nudo la Fontana di Trevi!

Insegnare filosofia senza filosofi: si può!

Leave a Response