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Perchè dal post trauma riusciamo a ri-crescere?

Perchè dal post trauma riusciamo a ri-crescere?

Henry Ford Hospital, Il letto volante. Frida Kahlo
Henry Ford Hospital, Il letto volante.
Frida Kahlo

Il mondo le era indifferente. La città scorreva con sapori , odori e rumori tutti suoi. C’era il mondo sullo sfondo e poi c’era lei, Frida, che soffriva di un male incurabile, un mele dell’anima che poi è un male del corpo. In un letto di un ospedale che sarebbe potuto essere di qualunque posto del mondo, una donna nuda sanguina e piange. Sanguina dal ventre indifeso. Legata a dei fili, sono chiaramente visibili un feto ed un utero. Agghiacciante, surreale, icastico, forse fin troppo forte per essere messo olio su tela. Eppure il dolore di Frida Kahlo è divenuto un autoritratto meravigliosamente scomodo, fortemente pauroso, drammaticamente vero. La pittrice, per seri motivi di salute, non poteva avere figli. Sempre costretta ad abortire, ha fatto del suo dolore un motivo di pittura. 

Si può crescere comunque dopo un trauma?

Questa è la sfida della psicologia degli ultimi 20 anni, quando studi condotti 300 studi sulla crescita post-traumatica, hanno contribuito a dare una spiegazione alle domande di Richard Tedeschi e Lawrence Calhoun sulla forza delle esperienze vissute, post trauma. Come viene descritto da Wired to Create: Unravelling the Mysteries of the Creative Mind, testo scritto dallo psicologo Scott Barry Kaufman e dalla redattrice di HuffPost Carolyn Gregoire, circa il 70% delle persone riesce a vivere una crescita significativa nonostante il trauma subito.

Che sia un evento traumatico che ci sconvolge in prima persona, che sia un dramma vissuto da una persona vicina, i problemi che ci preoccupano forniscono inevitabilmente quella carica giusta che ci permette, non solo di andare avanti, ma anche addirittura, di crescere in modo creativo. Non è semplice forza di volontà, o forza d’animo ma è qualcosa di più: dopo un evento sismico che scuote anima e corpo, siamo portati, per ovvi motivi di sopravvivenza, a pensare qualcosa di positivo. Abbiamo bisogno di essere semplicemente consolanti dalle onde dolci dell'”andrà tutto bene”, quel “che vuoi che sia”, di cui non possiamo fare a meno.

Siamo obbligati a riconsiderare le cose che abbiamo sempre dato per scontate, siamo costretti a pensare a cose nuove. Gli eventi negativi possono essere così forti da obbligarci a formulare domande a cui altrimenti non saremmo mai arrivati

Così Marie Forgeard, psicologa del McLean Hospital e della facoltà di Medicina di Harvard, che ha condotto una lunga ricerca proprio sulla crescita post-traumatica e sulla creatività. L’essere creativo, infatti, aiuta molto. E’ nelle avversità che ci scopriamo resilienti. Scopriamo quella forza incessante, quel movimento da dentro che stimola la creatività e ci fa produrre cose nuove, ed è solo guardando cosa c’è dietro le persone che si giustificano fatti, azioni, gesti. Frida Kahlo avrebbe preferito stringere tra le braccia il suo bambino invece di dipingerlo come feto, eppure da tutto quel dolore la creazione del nuovo, seppur doloroso, ha preso il sopravvento.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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