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Anno nuovo: e se si dimenticassero di me?

Anno nuovo: e se si dimenticassero di me?

Dopo il primo bacio dell’anno al marito, Stephanie Buck ha trascorso con i propri genitori le ore immediatamente successive allo scoccare della mezzanotte. E così il Nuovo Anno lo ha festeggiato con i genitori e quel marito tanto amato, che come lei, quest’anno ha ritenuto opportuno mettere da parte lustrini e paillets e godersi gli abbracci e il calore della famiglia.

Con un post su Mashable, il suo blog, ha raccontato del suo primo giorno dell’anno così diverso rispetto a quello trascorso dai suoi coetanei che tra feste e baldorie, spesso, decidono di trascorrere la notte di Capodanno lontano dalle loro famiglie. La prospettiva di rimanere a casa a giocare a domino dopo la mezzanotte (la classica partita a sette e mezzo di Napoli e dintorni), non la spaventa nè la intristisce. Ha ventotto anni e ha trascorso la notte che apre al Nuovo Anno, con la mamma e il patrigno. Racconta che a Natale ne erano 23 a tavola e che la madre, a casa, ha un armadio pieno di giochi da tavola e una selezione di vini buonissima. E’ stato sicuramente un capodanno bellissimo, il primo senza assistere a vomitate collettive in seguito ad ubriacature senza senso. La notte dell’anno più dolce come non l’aveva vissuta da tempo.

Questa è la Generation Yawn, i millenials, la generazione Y! La generazione nata tra gli anni ottanta e i primi anni duemila, che sembrano essere più simili ai nonni che alle generazioni che, invece, dovrebbero rappresentare. Della generazione Y fanno parte tutti coloro i quali hanno difficoltà a gestire hobby, lavoro, famiglia, a coniugare tutto questo con la vita di coppia. Sono quelli che guardano i like su Facebook, e il numero di follower su Twitter. Sono combattuti tra quella strana voglia di non essere dimenticati sui social e la volontà di vivere tutto questo con la famiglia, tra un selfie con la tavola imbandita ed un sorriso a tavola in più senza cellulari alla mano.

We’ve been dubbed “Generation Yawn” not only for our nostalgic penchantfor crafts and shuffleboard, but also because we’re worn down.

I social ormai, hanno boicottato le vite, hanno chiuso la voce in un messaggio in quattro parole senza senso e senza anima; si esce perchè tutti lo fanno, ci si mette in mostra perchè in qualche modo è giusto così. Ed allora a Capodanno l’ansia che prende non è quella relativa all’ultimo giorno dell’anno che poi è anche il primo del nuovo anno, ma l’ansia che prende è quella smania, mista a stupore se solo si appare meno presenti degli altri sui social che di social ci stanno solo facendo perdere l’abitudine ad essere sociali, appunto. Paradosso?

La paura di essere tagliati fuori è stata sconfitta la notte del Nuovo Anno quando dopo gli auguri di rito si è scelto la famiglia. Gli abbracci. I baci. Il calore. Nessuno è migliore dell’altro e probabilmente, l’anno il 31 dicembre del 2016 sarà a Times Squere con Stephanie Buck e brinderemo, insieme, al nuovo anno!!

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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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