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La lettera del papà di Varese

La lettera del papà di Varese

[la lettera del papà di Varese su Facebook]

Mi chiamo Marino Peiretti e sono il papà di Mattia. Vorrei informarvi che, come ogni anno, mio figlio non ha svolto i compiti estivi. Abbiamo fatto molte cose durante l’estate: lunghe gite in bici, vita di campeggio, gestione della casa e della cucina. Abbiamo costruito la sua nuova scrivania e l’ho aiutato, sponsorizzandolo, e ascoltandolo nel suo interesse primario: programmazione ed elettronica. Mattia ha effettuato notevoli progressi. Sempre convinto del fatto che i compiti estivi siano deleteri non ho mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza, anzi. Voi avete nove mesi circa per insegnargli nozioni e cultura. Io tre mesi pieni per insegnargli a vivere. Sono convinto si presenterà fresco e riposato, nonché volenteroso per il nuovo anno scolastico. Diversi docenti, psicologi e avvocati condividono il mio pensiero. Sono a disposizione per eventuali colloqui.

Un piccolo foglietto bianco, una penna e il papà di Mattia, in poche righe mette in fila tutti: professori, maestri, dirigenti scolastici, opinionisti, fautori dei compiti a casa e persone che semplicemente parlano e parlano! Mattia ha fatto così tanto quest’estate che non ha avuto il tempo di studiare o, forse, l’intenzione era proprio fare altro. Tutto tranne che i compiti, insomma. La lettera del papà di Varese diventa virale.

IL DOODLEPOP A TEMA

schermata-2016-09-15-alle-10-14-33In una intervista a La Repubblica, il padre di Mattia ha spiegato che questa idea è balzata fuori dopo una vacanza in Olanda. “Lì – spiega – ho scoperto che lì tutte le scuole seguono il metodo Montessori e poi ho continuato a documentarmi leggendo testi di psicologia – spiega ancora il papà – Direi proprio che i professori hanno compreso la mia posizione, dato che nessuno ha mai rimproverato Mattia per non aver consegnato i compiti”, (qui per l’intervista completa!).

Una scelta fatta da tanti genitori che alle lungaggini dei compiti per le vacanze hanno preferito opporre girate fuori porta e mare a volontà. Sbagliato? Non credo se i compiti superano la sogna media consentita, se al sole e al mare, per finirli tutti, si è costretti a rinunciare.

Tuttavia, la lettera del papà di Varese mi fa sorgere queste domande: E’ proprio vero che 9 mesi di cultura sono nulla in confronto a 3 mesi di vita? La scuola non dovrebbe insegnare la vita? Qual è la differenza, se c’è, tra vita e cultura? Il nostro modo di vivere e di relazionarci agli altri, non è forse la cultura quello stile con il quale viviamo? La scuola è solo nozionismo?

La vita in 3 mesi. E tutto il resto cos’è?

Dichiaro aperte le riflessioni!

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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

Poppettina torna a scuola!

Io per capire Napoli ci devo tornare!

2 Comments

  1. La testimonianza di questo papa`, seppur plausibile (sono da sempre una sostenitrice dei pochi compiti a casa, anche d`estate) rivela il totale fallimento del sistema scolastico italiano, che non e` riuscito ancora, nonostante gli sforzi, a far fede alla sua missione piu` grande: la formazione multidimensionale della persona. Complice una scarsa disponibilta` al rinnovamento ed all`innovazione. Ci auguriamo che qualcosa cambi presto.

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