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La partita di calcio, quando a giocare non è Totti

La partita di calcio, quando a giocare non è Totti

Vedere una partita di calcio con dei filosofi, cultori, studiosi, o semplicemente con persone che si pongono delle domande e forse, aggiungo, sono più filosofi di chi si vanta di essere tale, è un’esperienza. Non voglio giudicare il tipo di esperienza. Vado oltre le categorie di bello e brutto, buono o cattivo, giusto è sbagliato, mi limito a dire che è una esperienza. Aggiungete che i calciatori non sono gente comune bensì i Cristiano Ronaldo, i Totti, i Buffon e i Messi della filosofia ed ecco che la visione di una partita tra filosofi è l’esperienza (e qui ho usato un determinativo, non a caso!).

Il piacere della comunità è anche questo: vedere oltre. La partita è la metafora della differenza teoria e prassi tra Germania e Grecia, tra passato e futuro della filosofia che si domanda e cerca di darsi delle risposte più o meno adeguate, guardandosi bene dal dare le risposte perché altrimenti lo sfizio finisce. Le due squadre iniziano a giocare senza giocare davvero. Da un lato Socrate, Archimede, Platone, Eraclito che girovagano in preda alle teorie e dall’altra in preda alle stesse teorie ma di argomento diverso, ci sono i tedeschi Schopenauere, Kant, Marx. Pensano senza pensare davvero al gioco, allo scopo, al motivo principale per cui sono lì: una partita di pallone.

Il pubblico parla di loro, non interessato a qualcosa che effettivamente non interessa perché nulla sta accadendo. Il filosofo della ricerca, Archimede, capisce improvvisamente che qualcosa bisogna fare ed allora vede veramente) quell’oggetto che è posto al centro del campo, il pallone, e semplicemente lo calcia dando inizio al gioco, quello  vero. Socrate accoglie l’invito. Assist. Goal. L’arbitro Confucio fischia la fine ed allora Grecia 1 – Germania 0.

Nella metafora chi fa goal è il finalizzatore quello che si preoccupa banalmente, di portare a termine la partita che è poi il motivo di quello stadio, di tutta quella gente e del loro impegno. Socrate finalizza, Platone para. E’ interessante che Platone sia il portiere, che Kant non seppia davvero correre e che Marx entri convinto in partita ma poi si perde per strada, metafore della filosofia teorica che non si pratica fino in fondo.

Ed allora: perché nessuno vede la palla? Perché nessuno capisce cosa fare? Perché tutti pensano invece di fare? La filosofia ancorata alla teoria, quella che non si occupa dei problemi che si pone, guarda la palla senza giocarla, guarda in aria senza respirare davvero. Il bisogno di ritornare alla pratica filosofica, all’esercito della razionalizzazione quotidiana e fattuale di un argomento, è la necessità della contemporaneità persa tra i mille significati delle cose e tra il relativismo dirompente che sembra essere quella “scusa” facile e fin troppo banale.

Giocare una partita tra filosofi è capire che la partita va giocata, a prescindere da chi vince. Qui non a caso, a mio parere, giocano i Greci. Fanno goal e la partita di calcio diventa reale perché giocata. La filosofia va giocata, fatta, compiuta. La sfida delle pratiche filosofiche è questa: giocare!

(Esercizio serale, 14/7. P4C – Philosophy for children, Acuto 2016)
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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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