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La pazza gioia di Virzì

La pazza gioia di Virzì

4 giugno 2016#film889Views

Ci sono i film e poi ci sono i capolavori di scrittura, regia, attrici, luci. Ci sono i film per i quali spendi i soldi e ti pesano perché per quel film non ne valeva la pena e poi ci sono quei film che vedresti un’altra volta. La pazza gioia di Virzì è un film capolavoro che vedrei ancora una volta. Non è un film da raccontare perché non si può fare una sintesi. Finirei per banalizzare la storia con: ci sono due matte che nel corso del film affrontano problemi e paure trovando una soluzione, che non è LA soluzione perché per la follia forse non c’è.

La pazza gioia è la storia di un’amicizia che nella follia riesce a garantire quel senso di protezione e di aiuto che solo un’amicizia riesce a riservare. Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) e Donatella (Micaela Ramazzotti) sono due pazienti in una comunità terapeutica. Un posto felice perché ovattato e protetto da personale competente e terapisti esperti. Beatrice e Donatella sono due donne ferite, sofferte, ammazzate dalla vita che le ha dato il peggio, il meglio, il peggio e poi ancora il meglio. le due amiche si proteggono a vicenda, pensano l’una a l’altra, si emozionano e sentono di volersi bene, intrappolate in quella pazza gioia di cui non si ha confine.

La domanda del film forse è proprio questa: chi stabilisce il confine tra gioia e semplice pazzia? Follia e sanità mentale. Il confine si fa sempre più labile. Quello che si percepisce è quel senso di inadeguatezza e di imperfezione, imprecisione e approssimazione che hanno le protagoniste e che cercano di colmare a vicenda. Le mancanze, i buchi della vita, il non essere in grado colmato e riempito dall’altra perché la forza è che su certi moduli c’è scritto che sono pazza eppure sono vive!

Vedete il film. Immedesimatevi. Piangete pure se è necessario. Vedeteci il meglio: l’amicizia, la vita che pulsa, l’incompletezza, la risoluzione di se stessi. Temi complicati perché del nostro tempo e per il nostro tempo. Temi di crescita e cambiamento che dimostrano che l’età della mente, a prescindere dalle follie, raggiunge la maturità e la consapevolezza con difficoltà ed allora accanto abbiamo bisogno (assolutamente) di chi sopperisce, o almeno tenta di farlo, ai buchi della vita e aiuta a sopravvivere alla vita folle e alla folle vita che ci vuole tutti straordinariamente diversi.

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Tags:#film
Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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