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L’arte di essere fragili: ovvero quello strano modo di essere tutti Leopardi

L’arte di essere fragili: ovvero quello strano modo di essere tutti Leopardi

Alessandro D’Avenia mi infastidisce come quando vedo una ragazza che ha le gambe lunghe che io non ho, oppure gli occhi azzurri che avrei tanto voluto avere. Voglio precisare subito che questo fastidio è bello, è sano e soprattutto a me piace. Leggendo L’arte di essere fragili, primo in classifica praticamente da quando è uscito, il fastidio vien da sé. Il libro è perfetto. Parole, frasi, idee, concetti, pensieri, si susseguono l’uno accanto all’altro così senza fare a botte. Le righe ti fanno accomodare sui banchi di scuola. Uno in particolare: quello accanto la finestra perchè i richiami a guardare le cose fuori dal perimetro dei propri occhi è costante e meraviglioso.

Mi infastidisce perchè semplicemente è perfetto. Lui, intelligente, professore unico che ascolta, si chiede e chiede. Poi sorride, accoglie, di conforta. Chiariamoci: è il professore che tutti avremo voluto avere. Ed allora infastidisce perchè di professori così ne esistono (per carità!) ma ne esistono tanti altri che stanno a galla e chiudono le finestre, preferiscono il perimetro degli occhi a quello infinito dell’immaginazione. Ed allora infastidisce e stizza leggere L’arte di essere fragili perchè io vorrei che tutti avessero un prof così. Ok, l’ho detto. La perfezione infastidisce, mi infastidisce.

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E Leopardi in tutto questo? In tutto questo il letterato Leopardi fa sempre una bellissima figura. Le pagine dello Zibaldone, riprese da D’Avenia sono bellissime e dimostrano che questo benedetto Zibaldone dovremo leggerlo prima di giudicarne l’autore. Ecco, L’arte di essere fragili è un immenso, gigantesco, spropositato invito a leggere le opere degli autori, prima di dire “Leopardi è un pessimista!”. Funziona un po’ così con D’Avenia, l’ho capito: ci devi entrare dentro a ciò che scrive senza risparmiarti. Così Leopardi insegna a vivere e non a morire, a immaginare e non a chiudere ponti. I ponti vanno aperti e continuamente e i libri sono armi bellissime da impugnare.

Se il letterato Leopardi non è una scoperta, l’uomo Leopardi lo è. Eccome! Questo è il fastidio di cui sopra: quel giusto equilibrio del dire e del descrivere, quella noble semplicità nell’usare le parole per spiegare che se Giacomo Leopardi era un pessimista è solo colpa nostra. Lui voleva sognare, immaginare, volare, essere meraviglioso a modo suo e ci è riuscito.

Era il 1827 e nello Zibaldone, Leopardi scrive che avrebbe voluto scrivere una lettera ad un giovane del XX secolo. D’Avenia legge e racconta a Giacomo Leopardi tutto ciò che siamo. Incompiuti e non risolti, più attrezzati me senza manuali d’istruzione. Affannati, affaticati e alla ricerca. Che poi questo era Giacomo Leopardi ed ora siamo tutti noi.
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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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