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#lavoronarrato, Veronica e fare ricerca in Italia

#lavoronarrato, Veronica e fare ricerca in Italia

Veronica Paradiso, ha 27 anni e sta svolgendo il Dottorato di Ricerca presso il Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Salerno. Il Dottorato di ricerca è un percorso triennale d’istruzione post laurea che consente di ottenere il più alto titolo d’istruzione in ambito universitario che è, appunto, Dottore di Ricerca. Mi spiega che ha cominciato il Dottorato nel dicembre 2014. “Il mio Dottorato è finanziato dal Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca – racconta – e la mia retribuzione netta mensile è di circa 1015 euro”. Lavora tanto. Lo fa con passione giorno dopo giorno. Il laboratorio è la sua vita dalle 9 alle 19. Il resto del tempo, Veronica è una ragazza di 27 anni con i sogni della sua età.

#lavoronarratoLe chiedo di cosa si occupa e mi spiega che il suo lavoro si svolge all’interno di un laboratorio chimico nel quale conduce la sua attività di ricerca. “In particolare – spiega – mi occupo della preparazione di nuove molecole che possono essere impiegate in ambito farmaceutico o per la sintesi di nuovi materiali. Recentemente abbiamo anche iniziato ad occuparci dell’utilizzo di oli vegetali nell’ambito della cosiddetta chimica sostenibile”. Non fa solo questo. “Oltre ad occuparmi del mio progetto, – prosegue – aiuto gli studenti nella preparazione della tesi di Laurea inoltre presso assistenza nel laboratorio didattico frequentati dagli studenti del primo anno”.

L’attività di ricerca in laboratorio le piace. La voce convinta dice: “è molto impegnativa, in termini sia di tempo e di energie ma è molto emozionante ed entusiasmante. Si tratta di un lavoro sempre diverso che mi permette di mettere in pratica tutte le nozioni che ho appreso durante gli studi e di lavorare in un ambiente allegro e stimolante. Il laboratorio, infatti è un ambiente molto giovane e dinamico e lavorarci è un piacere”, conclude. Lo scorso anno è stata in Polonia. Ha scelto l’Università di Varsavia per trascorrere il periodo al’estero come prevede ogni percorso di Dottorato di ricerca. “Questa esperienza – racconta – mi ha arricchito molto personalmente e scientificamente e mi ha permesso, inoltre di migliorare il mio inglese”.

E poi il futuro. Il futuro questo sconosciuto. “Quando si parla di prospettive future – dice – si tocca un tasto dolente. Il Dottorato è un percorso irripetibile, quindi al termine dei due anni non avrò un lavoro”. Una speranza era quella discussione in Parlamento circa “la possibilità di estendere l’indennità di disoccupazione anche a dottorandi e assegnisti di ricerca – racconta – ma le nostre aspettative sono state disattese. Per i nostri politici, infatti, non siamo lavoratori anche se dedichiamo alla ricerca 10 e più ore al giorno“. “I contributi che ci versa l’Università valgono pochissimo – prosegue – ai fini pensionistici e questo mortifica molto il nostro lavoro”.

Siamo ragazzi giovani, molto competenti e qualificati ma, ahimè, guadagniamo molto meno di un operaio!

 

Il lavoro, il laboratorio, la vita. I fondi, sempre troppo pochi per qualcosa, come la ricerca, senza la quale la nazione muore e poi moriamo anche noi, a poco a poco. E’ una questione di futuro. Solo di futuro. Quindi, Veronica, scegliere o no il Dottorato di Ricerca, chiedo. “Sì ma solo se si è mossi da una passione vera e sincera. Io lo rifarei sicuramente”. Rifarei tutto, nonostante tutto.

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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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