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Let’s bake art! Il cibo su tela

Let’s bake art! Il cibo su tela

Questa ve la racconto così, in modo nudo e crudo senza troppi fronzoli.

Ero in treno. Direzione Roma per uno di quei weekend romani tra giornalismo e comunicazione. Sono sul Frecciarossa, in carrozza 8 ed il mio posto è il 13A. Poco più di un’ora di viaggio. ovviamente il Frecciarossa porta 10 minuti di ritardo ed io non mi sono seduta al mio posto. Funziona un pò così: se hai un posto assegnato, c’è sempre una famiglia che chissà per quale motivo non ha prenotato posti vicini ed allora chiedono la pietà di sedersi al tuo posto che poi è quello del marito/moglie, figlio/figlia. Ebbene il mio posto diviene l’11D. Sta di fatto che il Frecciarossa parte dalla stazione di Napoli centrale alle ore 8.00. Preciso e puntuale. E’ l’arrivo che lo frega!

Prendo posto. Davanti a me c’è Frecciarossa Expo, il mensile che raccoglie esperienze, temi, motivi, dedicati in particolar modo ad Expo. Sfoglio. La storia di Mariapia Bruno mi colpisce. Ed io ve la racconto. Le scrivo una mail. Empatia. Il suo progetto si chiama Let’s bake art, canale YouTube, blog ed ora anche un libro che potete acquistare sul Blog stesso oppure su Il mio libro.

Let’s bake art è, quindi, un grande progetto. Com’è nato? E’ nato da un incontro assolutamente casuale: l’aver trovato in un bookshop il ricettario di famiglia scritto di pugno da Claude Monet. L’idea del maestro impressionista impegnato a curare l’orto nel suo verde giardino di Giverny e l’immagine di lui ai fornelli intento a preparare manicaretti prelibati con i suoi prodotti a km 0 mi ha molto divertita. Mi sono allora chiesta: chissà se anche altri artisti hanno avuto un rapporto così intimo con la cucina tanto da lasciare come testimonianza una loro ricetta?

Prima YouTube e poi un blog. Una conseguenza naturale? L’idea di mettere insieme, in un libro, le ricette che andavo scovando di volta in volta è balenata quasi subito. Ma ho preferito procedere per gradi, prendendo confidenza con il mondo del blogging culinario, rivolto a coloro che cercano una ricetta ben precisa o un’ispirazione: si tratta di lettori attivi, pronti, dietro il computer, con i loro strumenti da cucina, e decisi a portare in tavola un piatto. Ho scelto di utilizzare YouTube perché sono una grande appassionata di video e montaggi particolari: filmare me stessa mentre preparavo le ricette è stato divertente e mi ha fatto credere sempre di più nel progetto intrapreso.

Ora un libro di ricette, 79, divise in sezioni. Si tratta di appunti culinari di pittori, fotografi, artisti che sono più vicini e simili a noi di quanto possiamo immaginare. Ed allora le loro storie culinarie vanno raccontate e soprattutto vanno raccontate a tutti. A chi vuole fare un ripasso di storia dell’arte, a chi cerca un libro di cucina diverso dagli altri, a chi vuole giocare con il cibo, agli amanti e agli studiosi dell’arte, scrive la Bruno ed aggiungo io a chi crede che l’arte non sia ai fornelli.

Come cambia il racconto di una ricetta tra video e scrittura? Il video ha un impatto immediato – in positivo o in negativo – nello spettatore: se non piace il montaggio o la narrazione è lenta, ci sono molte probabilità che lo spettatore interrompa il filmato e cerchi qualcos’altro, anche se la ricetta è golosa e ben fatta. Quando crei una video-ricetta pensi soprattutto a muoverti tra i fornelli in modo accattivante, a valorizzare tutti i dettagli utili, ma non indispensabili per la resa gustosa del piatto, che saranno i pilastri del montaggio. Quando scrivi un libro sai che il lettore ha una predisposizione diversa: scegliendo il tuo libro ti dà una chance e ascolta la tua narrazione. La scelta delle immagini è molto utile, quanto quella del titolo delle ricette. Se l’autore riesce a portare il lettore alla fine del procedimento della ricetta, ha fatto un ottimo lavoro di narrazione.

Cibo, pittura e fotografia: quale la sua più grande passione? La gioia che mi dà visitare un museo che espone delle opere di mio gradimento, come il Mauritshuis dell’Aia che ho visitato pochi mesi fa e che ha una preziosa collezione di arte olandese, è la stessa che provo gustando determinati piatti. La seconda gioia è molto più ricorrente della prima.

Ed è questo che della storia di Mariapia mi ha colpito. La capacità di raccontare storie di grandi pittori attraverso la loro altra grande passione: la cucina. E così si scopre che il pittore che cucinava meglio è “Georgia O’Keeffe. Le sue ricette sono molto accurate e precise in termini di dosi e ben bilanciate in termini di gusto. Sono piatti che possono realizzare con grande successo anche i principianti,:seguendo attentamente il suo procedimento è impossibile sbagliare. Effettivamente il suo stufato di manzo è sontuoso. e i Biscochitos sembrano deliziosi. Sono biscotti tipici del New Mexico, con farina bianca o integrale, tipici del periodo natalizio. Chissà come cucinava il rombo Steve McCurry, e Pablo Picasso la sua amata Charlotte. Zucchero, panna, uova, rum e soprattutto i savoiardi fatti a mano. Una bella ricetta da replicare!

Ma la ricetta più strana che ha proposto? Senza alcun dubbio lo Stufato di tonno rosso e noodles di Red Grooms. E’ un’esperienza forte per il palato del buongustaio italiano, che mai rinnegherebbe una buona pasta cotta al dente e una fresca tagliata di tonno, trovarsi in bocca la consistenza quasi collosa dei noodles, l’aroma dolciastro dei mirtilli e l’odore forte del tonno. Solo per coraggiosi.

Concludo le mie domande chiedendole dei prossimi progetti e mi risponde che appena un “libro va in stampa ti rendi conto che ci sarebbe stato ancora molto, troppo da dire, e la fantasia galoppa verso nuove cose”. Un bell’incontro. Comprate il libro e leggete le immagini, le ricette, le storie. Indagate tra le tele il senso del cibo che si fa pittura e fotografia.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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