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Lorenzo Marone, Magari domani resto: due ospiti al sabato!

Lorenzo Marone, Magari domani resto: due ospiti al sabato!

Questo sabato ho due ospiti: Rita e Lorenzo.

Rita è quel che si dice “una vecchia conoscenza”! Rita è quel che si dice “una vecchia, piacevole conoscenza”!

Oggi ospito un contributo bellissimo: la sua intervista a Lorenzo Marone, autore italiano apprezzatissimo, autore di Magari domani resto. Premetto che non ho letto il libro ma dei gusti delle persone bisogna fidarsi ed allora ecco il suo suggerimento!

Ospito Rita per questa occasione così speciale ma… Magari Domani resta! Godetevi queste parole!

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di Rita Obliato

Magari domani resto è l’ultima creatura di Lorenzo Marone, napoletano, nato nel 1974 e laureato in Giurisprudenza. Marone è autore di La tentazione di essere felici (Premio Stresa 2015, Premio “Scrivere per amore” 2015, Premio Caffè corretto Città di Cave 2016), da cui è stato tratto La tenerezza, film di Gianni Amelio pluripremiato al Nastro d’argento 2017, e di La tristezza ha il sonno leggero, pubblicato nel 2016 con Longanesi. Attualmente collabora con «La Repubblica» con una rubrica dal titolo “Granelli”.

Dopo aver esercitato l’avvocatura per 10 anni, Marone decide di dedicarsi alla scrittura. Lo trovate scritto su tutti i suoi libri. Devo ammettere che questo è uno dei fattori che mi ha spinto ad acquistare Magari domani resto: un autore che ha l’ardire di mollare tutto e di provare a pubblicare quello che, come potete leggere sul suo sito, scriveva senza far leggere a nessuno, mi comunica un messaggio troppo positivo per non leggerlo: un messaggio di coraggio, determinazione, consapevolezza e ribellione. Poi Marone ha anche un piacevolissimo e personalissimo stile di scrittura. L’ho contattato ed ha risposto ad alcune domande sul libro e dintorni!

Gli chiedo se abbia qualche modello in particolare:

ho assorbito e assorbo da tutti, anche inconsapevolmente, ma lo stile credo sia semplicemente il mio. Bisogna essere autentici e genuini fino in fondo

Lorenzo Marone in effetti ha una scrittura semplice e sobria. Quando gli ho chiesto come sia venuto fuori Magari domani resto mi ha risposto così:

avevo bisogno di una storia che fosse lontana da me. Volevo tornare a raccontare di un personaggio forte e sentivo la necessità di parlare della Napoli ventrale, dopo aver ambientato i due precedenti romanzi al Vomero. L’idea nasce da una frase che mi ha ispirato e che cita don Vittorio: Bisogna cambiare d’animo, non di cielo, concetto nel quale credo molto

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Magari domani resto racconta una Napoli onesta, lontana dai set di Gomorra e dai clichè a base di pizza e mandolino. Gli ho chiesto se c’è qualcosa di questa sua ultima creatura di cui va particolarmente fiero:

di Luce in primis, è venuta fuori come l’avevo immaginata. E poi di aver parlato della mia Napoli come sempre, con speranza, “luce” e allegria, l’aver mostrato come anche in un quartiere difficile esistono tante persone perbene che vivono nella legalità e combattono tutti i giorni per una vita normale

Magari domani resto è la storia di Luce Di Notte, napoletana dei Quartieri Spagnoli e degna rappresentante di questa “Napoli ventrale”. Luce ha una famiglia complicata e un ex troppo bambino per fare l’uomo. Ha il tepore delle serate abbracciati sul divano a guardare la tv da dimenticare e continua a vivere nella casa con quel divano. “Il bastardo”, come lo chiama lei, è però la scintilla di un grande cambiamento, che le fa assaporare i suoi dolori e la spinge a “cambiare d’anima”, per usare un’espressione che Marone fa pronunciare a uno dei personaggi, don Vittorio, vecchio lupo di mare dalla saggezza popolare e sconfinata. Leggendo mi sono subito affezionata a Luce per il suo carattere forte.

È una donna dalle poche (ma buone) parole, sensibile e volitiva e per me rappresenta uno degli lati migliori della tipizzazione del napoletano: la capacità di adattarsi e reagire alle mille contraddizioni di questa città. Luce ha una caratteristica che mi sembra renderla una vera femmina del Sud: io la chiamerei col napoletano “arraggia”: la rabbia ma anche molto di più. Questo “di più” lo spiegherei con le parole di Marone stesso. Quando gli chiedo cosa renda Luce una femmina del Sud, infatti, mi risponde: 

la tenacia, la forza, il coraggio, l’avere sempre una risposta pronta, lo sgomitare per non farsi calpestare i piedi in un mondo maschilista per definizione, la voglia di non abbattersi mai

Le radici per noi del Sud sono un po’ croce e un po’ delizia. Magari domani resto è un titolo che mi sembra avere tra le righe una domanda ben precisa: restare o scappare? Cambiare d’anima o di cielo?  “Cambiare d’anima, non di cielo” è un concetto (oraziano che si ritrova poi anche in Seneca) fondamentale in questo romanzo, che più di tutto mi sembra tematizzare le radici nella loro duplice veste di identità e di demoni interiori da cui scappare:

Bisogna cambiare d’anima, non di cielo è la frase dalla quale tutto è partito, e sono contento che la dica don Vittorio, un personaggio al quale sono molto legato. È inutile partire, fuggire, evadere, se non ti guardi dentro, i tuoi demoni li porti con te

Marone mostra poi grande abilità nel maneggiare una storia che pur potendo facilmente risultare eccessivamente drammatica, è scritta con uno stile talmente semplice, sobrio e a tratti ironico, da risultare piuttosto scorrevole e tuttavia di spessore. Innamorarsi e apprendere da Marone e da Luce la nobile arte del cambiamento è inevitabile. Cosa farà Luce? Cambierà d’anima o di cielo? E voi cosa rispondete?

*Le foto sono state scelte, a gusto personale, utilizzando #magaridomaniresto! Ringraziamo: _misseffe, nic_m92, alvearedeipensieri, robertopellico, simonettam, giuliana_guarini, cucinacasalingadijay, giadaaamarti, silvia_chiaro_scura, ilariabarabotti, lorenzomarone.
Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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