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Marito e moglie: l’amore può bastare a se stesso?

Marito e moglie: l’amore può bastare a se stesso?

Marito e moglie decidono di vivere soli. Lontano da ogni cosa, da ogni persona che non fosse l’alto. Bastarsi a se stessi, rimediare ad ogni errore nel momento in cui si è compiuto perché litigare con l’altro sarebbe un po’ come litigare con se stessi. Amare l’altro è amare se stessi prima di tutto, per una esperienza che sa di prova di vita, prova ad ostacoli. Se si cade, si cade in due, se si sta bene si sta bene in due. Un’idea di coppia antica, non ne senso più prossimo del termine. Amare in questo modo è una scelta ed un principio che dovrebbe ritornare tra i principi cardine di una vita di coppia. Ed invece siamo sempre più propensi a stare male singolarmente, se qualcosa non va bene, a corrucciarci da soli perché l’amore è fatto così. L’amore non si basta mai. L’altro come unica ragione, fine, mezzo e sostentamento di vita. Marito e moglie. E voi ci vivreste da soli per 45 anni soli con il vostro compagno/compagna?

Nel 1936 la guerra civile spagnola spaccò in due la Spagna. Migliaia di persone lasciarono i borghi rurali per vivere in città: il lavoro, la fortuna, una vita migliore. Juan e Sinforosa, i nostri marito e moglie, evitarono tutto questo. Decisero di restare nel loro villaggio, rifiutandosi di lasciare tutto per cercare nella città, un posto migliore. All’inizio il villaggio contava 200 abitanti e lì si viveva di pastorizia e lavoro della terra. Con il tempo le cose sono cambiate. Oggi marito e moglie, vivono da 45 anni soli in quella terra abbandonata da tutti ma non da loro. Oggi Juan e Sinforosa hanno rispettivamente di 79 e 82 anni, e in un corto di Jungle in Paris, la loro vita viene raccontata nei minimi dettagli.

Marito e moglie vivono da soli una vita semplice, umile ma nello stesso tempo difficile da affrontare. Vivono in un villaggio che da Valencia, primo grande centro della zona est della Spagna, dista molto. Il loro amore non ha distanza. Juan Martin ha raccontato che la volontà di lasciare il villaggio e trasferirsi in città c’è stata ma la moglie non ha mai voluto abbandonare quel posto. A legare Sinforsa a quel posto è la figlia, venuta a mancare all’età di 8 anni e lì sepolta.

Mia moglie è nata in questo luogo, lei ha sempre vissuto qui e non vuole andare via. Se fosse dipeso da me, avrei lasciato la città da molto tempo. Ma io non posso lasciarla da sola

Prima in quel villaggio c’era tutto: un sindaco, un poliziotto, un sacerdote e degli insegnanti professionisti che si occupavano dell’educazione dei bambini. Le catastrofi naturali che hanno investito la zona e poi la perdita della popolazione dovuta ad una grande migrazione verso la città immediatamente dopo la fine della guerra civile,  hanno favorito la scomparsa, a poco a poco, delle persone. Oggi l’andamento demografico, la crisi di natalità non ha fatto altro che impedire a villaggi come questi di morire sotto il peso delle difficoltà.

Marito e moglie hanno deciso di vivere lì, soli. Oggi sono 45 anni e non li percepiscono minimamente. Marito e moglie sono sereni: la loro vita è lì. I problemi li affrontano insieme perché non vi è persona che può aiutarli ed allora quando Sinforosa bacchetta il marito per quanto olio ha messo sull’insalata, non vi è cosa miglio da fare che un sorriso. Perché una risposta diversa loro non ce l’hanno. Gli occhi trasmettono serenità, sono occhi di chi ha deciso di bastarsi a vicenda senza se e senza ma. Questo genere d’amore. Qui. Nella società di massa, nella società in cui ci sono tante persone e non una sola. Un’idea di amore solitario e sufficiente quando intorno c’è il mondo.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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