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MassaCritica: dialogo II

Il secondo dialogo di MassaCritica è diverso. Il prof è uscito dalla scena, ora ci sono solo i ragazzi con le loro domande e le loro risposte. Ogni banner ne contiene una e sotto la risposta. Gli autori sono diversi ma il senso di domanda è lo stesso: indagare, fare filosofia e farla davvero. Nella gallery sono contenute altre domande. Quelle con le risposte più immediate. Domande, risposte, tentativi, pensieri. Poco importa. La MassaCritica si muove e questo è meraviglioso! 

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Si nasce per creare, per essere, per diventare, per amare, per offrire, per sorridere, per piangere, per capire, per crescere, per stringere le mani a tuo figlio. Si muore per ricordare che niente è eterno. Dovremmo nascere per vivere, non per esistere.

Non so cosa sia l’amore, perché l’amore, inteso come quello fra due individui, lo si capisce col tempo, amando, e io sono troppo piccola per averne compreso appieno il significato. Posso solo provare a capirlo, da un punto di vista molto acerbo. L’amore è un po’ come uno sport, che più si pratica nel tempo e ci si dedica e più si riesce a capire e comprendere, ma al contempo è qualcosa che viene un po’ da sé, istintivamente. Per questo credo che si ami per istinto, come si impara a camminare, come si respira, come si sorride. Si ama anche perché ci piace avere qualcuno accanto: “fare branco” è nella nostra natura di animali. Essendo però anche umani, credo che amare vada oltre il semplice “riprodursi” e sia qualcosa di più grande, qualcosa che nessuna frase filosofica o frase dei cioccolatini può spiegare. Amare è donare qualcosa, senza aspettarsi in cambio niente, perché già il donare stesso ci fa stare bene.

Secondo me è meglio amare, perché si dona qualcosa, e perché amando è più facile essere amati a propria volta: se tutti noi amassimo, ognuno verrebbe amato di conseguenza da qualcuno, mentre se tutti aspettassimo solo di essere amati, nessuno riceverebbe alla fine alcun amore.

Credo che si debba intendere “il sapere” come “prendere coscienza di se stessi” attraverso le esperienze fatte durante il corso della nostra vita. Il “sapere” non deve essere inteso solo in maniera classica, ovvero come processo di apprendimento di nuove informazioni; è qualcosa i più intimo, radicato profondamente dentro di noi, qualcosa che ci rende consapevoli. Questa consapevolezza ci aiuta a distinguere il bene dal male, o meglio, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato ed è quindi fondamentale per la vita di tutti i giorni.

Penso di si è una cosa che emerge spontaneamente mentre facciamo la nostra vita, senza pensarci, naturalmente.

Le cose che possono accadere in maniera naturale, non vuol dire che vanno bene sempre, dobbiamo chiederci cosa c’è dietro.

Quindi già chiederci cosa c’è dietro una cosa considerata naturale vuol dire farsi una domanda, anzi, farsi la domanda dalle quali tutte le altre derivano. E farsi una domanda significa che c’è ancora qualcosa da capire.

 La MassaCritica è in movimento!

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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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