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MassaCritica: dialogo III

MassaCritica: dialogo III

6 febbraio 2017830Views

Forse i ragazzi sono usciti, o forse sono ancora in classe. Poco importa. Per questo esperimento ci siamo ispirati alla P4C. La philosophy for comunity, in questo caso, non forma ma decompone. Perché nessun pensiero è dato per assunto. Ognuno ha dignità di essere espresso e si cresce come comunità di ricerca in questo immenso gioco di domande e di risposte. Lo scopo è stare in movimento. Stare nelle cose con le domande e con le risposte ma starci in movimento, mettendo più punti interrogativi e meno punti e basta. 

***

Perché più tentiamo di voler raggiungere la verità, più riusciamo a trovare la nostra umanità durante il percorso.

Perché questo mondo si accontenta delle risposte che ha già, e se non le ha, lascia perdere. Pochi sono interessati a seguire veramente la strada che una domanda indica.

In un certo senso è un bene non essere sempre contenti di ciò che siamo perché così, proprio come i filosofi non si accontentano di quello che già sanno e continuano a cercare di imparare, anche noi non accontentandoci continuiamo a migliorare. Però i filosofi ammettono anche che non sapranno mai tutto, e accettano la loro condizione di conoscenza limitata. Ugualmente noi dobbiamo riuscire ad accettarci per come siamo nei limiti delle nostre capacità.

Partiamo dal presupposto che l’uomo ha sempre cercato di arrivare alla perfezione, ovviamente non siamo perfetti quindi come un pavone facciamo vedere la nostra parte migliore. La maggioranza delle persone crede che mostrare le proprie imperfezioni renda deboli e miseri ma è il contrario  perché ci vuole coraggio nel dire o mostrare le nostre debolezze.

Credo che sia talmente difficile distinguerli che alla fine, semplicemente non si possa fare mai appieno. Spesso infatti si compiono azioni in nome del bene, anche se queste provocano conflitti e guerre. Personalmente credo, in maniera semplicistica, che tutto ciò che influenzi in modo negativo la nostra vita e quella degli altri, tutto ciò che ne limiti la libertà e i diritti, sia male. Quindi per distinguere il male dal bene dovremmo chiederci: peggiorerà la mia vita? O la cambierà in meglio? In questo modo possiamo, almeno in parte, distinguere cosa sia giusto da cosa sia sbagliato.

Può darsi di si o può darsi di no, non si sa. Il mondo di oggi può avere più cose rispetto al passato, ma nel passato c’erano cose che non si possono più avere. Troppo spesso si apprezza quello che si ha solo quando si è perso. Quindi non conta più domande o meno domande, l’importante è averne e non perderle senza averne capito il valore.

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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

Libri in uscita a febbraio 2017

Hoppipolla! Filosofia di un salto

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