close
PennaLibera: libera, lei vuole essere libera!

PennaLibera: libera, lei vuole essere libera!

Quando chiedo a Sara Benedetti perchè abbia deciso di chiamarsi proprio Penna Libera, mi risponde così, nel suo modo semplice. «Penna perché quando penso a me stessa mi immagino con una penna in mano. Libera perché voglio sentirmi libera di parlare e scrivere su tutto ciò che voglio, senza fossilizzarmi su temi particolari. Non perché sono musulmana devo scrivere solo di Islam. Oltre il velo c’é tanto altro. E libera perché voglio essere libera da ogni tipo di catena mentale o pregiudizio». Mi dice che questa è la parte migliore di lei, «quella che per troppo tempo ho lasciato sepolta sotto paure e pagine imbrattate d’inchiostro a cui nessuno era permesso avvicinarsi. È nata insieme ad una nuova me il 30 giugno del 2015».

La data non è posta lì per caso. Il suo progetto è nato dopo quella serie di spaventosi attacchi terroristici; «da Charlie Hebdo in poi – racconta -. Ho sempre lottato come attivista e anche solo attraverso il mio profilo privato ho sempre parlato, ma con PennaLibera ho allargato gli orizzonti diciamo».

I VIDEO DI PENNALIBERA SU FACEBOOK!

Un blog per raccontare storie e una pagina Facebook seguitissima. Ma la vera storia da raccontare è la sua. Quando le chiedo di raccontarmela, mi dice: «sono una semplice ragazza, nata negli anni 90 e nostalgica di quella che sembra un’epoca tanto lontana. Una sognatrice e un’inguaribile ottimista. Amo viaggiare, scoprire, interrogarmi. Giro sempre con una penna e un blocchetto per i miei pensieri». Metá italiana e metà marocchina, vive a Firenze e dice «non esiste altra città con cui riesca a sentirmi tanto in sintonia, se non Meknes, cittá imperiale del Marocco e di origine di mia mamma».

Sta per laurearsi in giurisprudenza e l’auspicio che PennaLibera possa trasformarsi in una professione. Esplora il mondo e lo racconta attraverso i suoi reportage. Questi racconti della sua terra le hanno dato di che sperare, «non pensavo che così tanti italiani potessero apprezzare a tal punto il mio lavoro e ho compreso che questa è la strada giusta dove proseguire».

Le chiedo quale sia il suo rapporto con la religione musulmana? Mi dice che il rapporto è sereno ed aggiunge: «ho scelto di essere musulmana perché sento l’Islam come parte di me, mi aiuta a ritrovare il mio equilibrio, ad avere un miglior rapporto con gli altri e a frenare i miei istinti più bassi. Mi piace essere una ragazza devota ma vorrei non essere etichettata unicamente come musulmana. O meglio, vorrei non essere proprio etichettata, ma comunque vorrei che le persone capissero che le musulmane sono donne esattamente come tutte le altre». In questo video che ho trovato sulla sua pagina Facebook, PennaLibera parla proprio di distanze da diminuire. Assolutamente. Perché molto spesso parla l’ignoranza.

Sara, le immagini dai tg, giornali, sui social sono spesso impetuose. Nel tuo paese imperversa violenza e guerra. Qui i musulmani sono quelli con le cinture esplosive. L’ignoranza è ovunque. Tu ne hai scritto tanto: «ne soffro ovviamente. Soffro per la mia impotenza e per la quasi totale indifferenza di chi mi circonda. Ed ancora, «da essere umano, da musulmana spesso discriminata e da blogger che sogna di affermarsi come giornalista e che quindi da un importante peso all’informazione e alla comunicazione. Nel mio piccolo cerco di far ascoltare anche l’altra campana e provo a far si che ci sia interazione tra entrambi i mondi»; e continua «perché le guerre arricchiscono l’industria bellica, manipolano le paure dei cittadini e l’opinione pubblica; è più facile controllare chi è spaventato facendo leva sulla sua sicurezza. E allora diritti, ambizioni ed empatia passano in secondo piano quando crediamo che sia in pericolo la nostra stabilitá. È tutto un gioco di equilibri, molto fragili». Sì, è tutto un gioco di equilibri molto fragili.

Licenza Creative Commons

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

MassaCritica: dialogo I (parte II)

Poppettina e il volersi bene

2 Comments

  1. non saranno mai come tutte le altre fino a quando vogliono segnalare con un look particolare che “non sono come le altre”

    1. Ciao! Credo che la questione sia un punto di vista. Se anche loro pensassero la stessa cosa di noi occidentali? Indossare un certo tipo di abbigliamento è una questione di cultura! Non credi?
      Grazie per essere passata di qua 🙂

Leave a Response