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Perché giudico: il giudizio è davvero indispensabile?

Perché giudico: il giudizio è davvero indispensabile?

Un giudizio è per sempre! Ho fatto il verso ad una nota pubblicità di diamanti per dire che sì, un giudizio è per sempre. Costantemente giudichiamo. La signora che al supermercato ci passa davanti nella fila, l’abbigliamento di quell’altra; le infradito di un lui in pieno centro; ma anche un piatto di pasta, un comportamento, un’idea sbagliata, un abbinamento di colore. Ogni occasione è giusta per giudicare. E non lo facciamo sempre per cattiveria: il giudizio è sempre in agguato. E’ per questo che una domanda del tipo perché giudico è una domanda a cui non possiamo dare risposta. Solo apparentemente però!

Il primo a parlare del perché giudico fu Aristotele, caro e temerario. Egli riteneva che la logica si occupava di enunciati assertori (o dichiarativi) e il suo oggetto è il procedimento dimostrativo-deduttivo. Degli enunciato è possibile dire se sono veri o falsi, giusti o sbagliati, ricorrendo a quella capacità del cervello che è capace di dare un fondamento deduttivo e quindi, logico.  E’ in questo modo che nasce la scienza: l’insieme di enunciati logicamente validi.

Aristotele classificava i giudizi per qualità e quantità da cui ne derivavano quattro tipi: universali affermativi; universali negativi; particolari affermativi; particolari negativi. Tra di loro possono nascere delle relazioni del tipo: relazioni contrarie, ad esempio il gatto è sul tavolo e il gatto non è sul tavolo. In questo modo le frasi si escludono a vicenda, ovvero se il gatto è sul tavolo non può non essere sul tavolo. Le relazioni subcontrarie, le due proposizioni possono essere tutte e due vere ma non possono essere tutte e due false. A esempio alcuni gli uomini sono bianchi, non esclude la possibilità che alcuni uomini non lo siano. Nelle relazioni subalterne, le due proposizioni sono legate tra di loro. Ad esempio se dico che tutti gli uomini sono bianchi risulterà vera anche la proposizione particolare alcuni uomini sono bianchi. Infine nelle relazioni contraddittorie, le due proposizioni si escludono a vicenda perché una implica la falsità dell’altra.

Per Kant invece un giudizio è il risultato dell’unione tra soggetto e predicato con la sua storica classificazione tra giudizi sintetici e giudizi analitici (sempre a priori) e poi giudizi sintetici a priori e a posteriori!

Perché giudico

 

Sospendere il giudizio è un esercizio che dovremo praticare. Lo dovremo fare come atto quotidiano per evitare di dare giudizi che assomigliano più a delle sentenze! Poi vi scrivo come!
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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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