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Perchè il silenzio è creativo?

Perchè il silenzio è creativo?

Il silenzio è quella condizione per cui si decide di stare zitti, di non proferire parola. A volte il silenzio è indotto, altre volte è terapeutico, addirittura produttivo. Parlare del silenzio è un paradosso. Stare in silenzio e poi parlarci sopra, raccontare il silenzio, chiedere al silenzio di spiegarsi nel miglior modo possibile, rappresentano condizioni particolari e all’apparenza insensate. Ma il silenzio ha un senso. Lo stare in silenzio è è un momento lungo o anche breve, in cui si cessa il rumore. Questi, può essere rappresentato dal rumore dei pensieri o dal rumore scaturito dalle situazioni circostanti che inducono la persona a voler stare semplicemente e banalmente in silenzio. Sarebbe troppo semplice assimilare il silenzio alla calma, la tranquillità, soprattutto perchè questa non è sempre la regola. Il silenzio non è sempre quel momento in cui si decise di non parlare a se stessi ed è per questo che la riflessione deve essere più profonda.

Oggi di silenzio ne avremo bisogno! fragori, rumori, urla, grida, clacson, frenesia. Quante volte accade di voler stare in silenzio per il solo fatto di aver parlato molto durante la giornata. Troppe parole che hanno prodotto qualcosa, sicuramente, ma hanno anche sortito l’effetto opposto: affollare la mente di pensieri sconclusionati, più o meno sensati o per niente sensati. Sta di fatto che capita di aver voglia di stare zitti, di non parlare. Tutto questo non si traduce necessariamente come silenzio vero è proprio ma come inizio di nuovi pensieri: i pensieri del silenzio. La scienza ha dimostrato che la mente è in continua attività. Il continuo pensiero di una mente attenta, è il turbinio di parole che si affollano e che trovano significato, poi nelle azioni. Ma com’è non pensare? Questo è impossibile da sapere ma il pensiero silenzioso è qualcosa che possiamo praticare.

Il silenzio di cui voglio parlare io è silenzio germinale: silenzio produttivo. Quando Leopardi scrive:

… sovrumani silenzi e profondissima quiete.

intendeva quella sospensione produttiva della parola che portava al sorgere di qualche altra cosa. Gillo Dorfless, filosofo contemporaneo, durante durante un congresso del 1987, a Palermo, dal titolo “Silenzio”, di cui abbiamo una trascrizione di estratti, dice: “ho appena bisogno di ricordare come molti grandi mistici, molti cerimoniali iniziatici, meditazioni occulte, ecc. Siano volti a raggiungere una condizione di silenzio interiore, una sospensione dell’udito fisico, per cui – anche in mezzo al “rumore”- l’individuo non sente più nulla ed è capace di cogliere le voix du silence”. Cerimonie religiose, riti iniziatici si componevano proprio di questo: il silenzio. Accostarsi all’altare di una divinità era un qualcosa da fare rigorosamente in silenzio perchè il silenzio doveva essere preponderante rispetto al rumore. Era un momento si comunione con il dio, un momento di rispetto. Nella filosofia antica il silenzio era una pratica attraverso cui era possibile conoscere se stessi. Praticare il silenzio significava riflettere sulla propria condizione e così modificarsi, trasformarsi nel profondo. Si è già parlato di questo ed è necessario ritornarci su, perchè la cura e la pratica del sé comporta, inevitabilmente, una conoscenza profonda che deve passare attraverso il silenzio creativo.

La voce del silenzio non è altro che la voce della coscienza diastematica che persa, causerebbe seri problemi. Per coscienza diastematica si intende la capacità di intervallare, dividere un momento da un altro. Viviamo nella costante convinzione che più parole corrispondano a più intelligenza e a più produttività. Questo è quanto di più sbagliato possiamo pensare. Solo concedendoci momenti di silenzio possiamo permettere a delle immagine di venire alla mente, e ad altri pensieri di farsi pensare. è per questo che il silenzio non è deprivazione sensoriale ma costituisce un altro modo che i sensi hanno di esprimersi. Il silenzio è creativo nella misura in cui è silenzio puro e semplice e si esprime diversamente. E’ contro la civiltà meccanizzata e la logica delle parole che dobbiamo batterci senza risparmiarci.

 

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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