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Perchè il sorriso dipinto non è in bocca?

Perchè il sorriso dipinto non è in bocca?

Oggi si sorride davanti ad un selfie. Si gira la fotocamera e cheese!! Quanto quel sorriso è un vero sorriso? Quanto quel sorriso è un sorriso sincero? Si dice che il momento più imbarazzante della vita di una persona sia quanto deve spegnere le candeline sulla sua torta di compleanno con le persone che, intorno, cantano e battono le mani. Ricordate quando siete lì e intorno a voi c’è che vi sorride, chi batte le mani, chi canta, chi ha i piattini e le forchette pronti a tagliare la torta? E poi ci siete voi che guardate ovunque e sperate che il momento finisca. Non potete non sorridere! Ma non è stato sempre così. Non sempre una foto o un ritratto ha avuto un soggetto sorridente.

Nelle vecchie foto, ad esempio, nessun sorriso. Ogni foto in bianco e nero è senza sorriso. Così spiega Atlantic. Le facce seriose nelle fotografie antiche, nei ritratti dei musei  sono superiori a ritratti e foto in cui i protagonisti sorridono. Il massimo che possiamo trovare è un personaggio ambiguo, misterioso che accenna ad un sorriso, una leggera espressione del viso, un movimento quasi impercettibile delle labbra. Il più famoso accenno di sorriso dipinto è quello della Monna Lisa: una che un sorriso non lo fa o forse sì?

Sta di fatto che soprattutto nel Rinascimento e nei secoli immediatamente successivi, il ritratto non era l’espressione di una rappresentazione realistica della persona, ma una sua immagine da consegnare ai posteri. Un sorriso non avrebbe dato l’immagine di una persona seria, composta, autorevole così come voleva essere ricordata. Ed allora ecco gli Abramo Lincon, i Marck Twein, i vari Guglielmo Marconi ecc… che non sorridono e pare proprio non vogliano farlo. Un re, un nobile, un imperatore, uno scrittore, non ha mai espresso un sorriso perchè sorridere non è una qualità morale. Immaginate Napoleone che nel suo ritratto sorride. Impossibile! Chi avrebbe mai creduto che Napoleone fosse stato il grande imperatore, invincibile se sui libri di storia avremo avuto un Napoleone gigante con un sorriso dipinto?

Qualche secolo dopo comparve la fotografia e le cose non cambiarono. Così come accadeva per la pittura del tredicesimo secolo ed oltre, farsi fotografare con un sorriso era stupido e senza criterio. Ad aggravare ancora di più la situazione erano le stesse macchine fotografiche. Le prime avevano tempi di esposizione troppo lunghi per permettere ai soggetti di rimanere immobili con un bel sorriso sulle labbra per tutto il tempo necessario. Ed allora sorrisetti piccoli erano più facili da mantenere e soprattutto risultavano meno ridicoli. Infatti, chi mai avrebbe voluto che i posteri lo ricordassero con quel sorriso stupido che campeggiava in primo piano? Chi mai avrebbe voluto essere ricordato come uno scrittore sorridente, ad esempio? In una lettera inviata ad un giornale, Mark Twain, in merito, diceva:

«Una fotografia è il documento più importante e non c’è nulla di peggiore che passare alla posterità che con uno sciocco e stupido sorriso fissato sulla faccia per l’eternità»

Non è stata sempre una brutta vita per il sorriso. Nell’arte del Cinquecento e in quella del Seicento, i sorrisi erano espressione della parte più bassa della popolazione. Chi sorrideva era un ubriaco oppure un dissoluto, un volgare. Purtroppo la vita del sorriso è, contrariamente a quanto si possa pensare, molto triste anche se pittori del calibro di Rembrandt  sono diventati famosi proprio per i ritratti di popolani che ridono, bevono, si divertono, festeggiano, urlano. Dipingere la popolazione bassa, la popolazione semplice e così più genuina, era addirittura un modo per screditare un pittore. Caravaggio fu molto criticato per aver dipinto un bambino nudo con un grosso sorriso dipinto stampato sulle labbra.

Con il progresso della tecnica i tempi per scattare una fotografia sono assolutamente minori e soprattutto, finalmente, qualcuno sorride. Ogni situazione, ogni momento ha il diritto di essere sorriso! Che sia un sorriso a trentasei denti oppure un sorriso a bocca chiusa, la cosa importante è che un sorriso sia sempre sincero e felice di essere fatto. Davanti ad un obiettivo oppure di fronte al retro della tela di un pittore devono sorridere gli occhi e poi la bocca, deve trasparire sincerità, bellezza e soprattutto emozione. 

Chissà se la storia di Napoleone l’avremo imparata con maggiore trasporto se sul libro di storia ci fosse stato il ritratto di Napoleone con un sorriso dipinto, oppure se sul libro di letteratura i poeti e gli scrittori sorridevano convinti, magari pensando a quello che avevano scritto!

 

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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