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Perché la bambina di Lampedusa, insegna l’umanità?

Perché la bambina di Lampedusa, insegna l’umanità?

La bambina di Lampedusa si dovrebbe chiamare Humanitas.

Con il termine Humanitas si intende tutto l’insieme degli ideali di attenzione benevola che si riservano alle persone con le quali non condividiamo etnia, religione e cultura. L’ideale di Humanitas, così come lo sto descrivendo, è frutto del contributo del Circolo degli Scipioni (per approfondire qui) che, in epoca romana, modificarono letteralmente la prospettiva di pensiero circa il rapporto con l’altro e le sue diversità. La prima formulazione letteraria si ebbe con il teatro di Terenzio (per approfondire qui), il quale riservava un approfondimento all’interpretazione dei rapporti interpersonali, e ai caratteri psicologici dei singoli personaggi, ponendo attenzione alle diversità e aborrendo l’omologazione.

Per Humanitas si intende, dunque, tutto quell’insieme di valori positivi e fiduciosi nelle capacità altrui, oltre che proprie, tutta quell’attenzione verso i sentimenti e le relazioni interpersonali che non possono esserci estranee e non possono non toccarci, come scriverà Terenzio, per l’unico modo per cui ciò è possibile: siamo uomini

Homo sum, humani nihil a me alienum puto“, ovvero: “Sono un uomo: nulla di umano reputo a me estraneo

 

*Ieri i quotidiani italiani e stranieri in prima pagina riportavano l’immagine di una bambina di Lampedusa (ormai), con il volto tondo e le guance belle alte.

la bambina di Lampedusa

Aveva un cappellino bianco in testa che risaltava ancora di più sulla sua pelle nera. 9 mesi ed una esperienza in mare ed una mamma morta per le combustioni di carburante, incinta di una sorellina o di un fratellino (chissà!). L’immagine ha commosso tutti. Favor, la bambina di Lampedusa è orfana di tutto. La traversata dalla Libia fino in Italia le ha portato via la madre. Le radici. Ora decine di famiglie italiane chiamano l’ambulatorio di Lampedusa, dov’è in cura, per sapere se possono adottarla. La bambina, che nella foto è tra le braccia di Pietro Bartolo, il medico del pronto soccorso dell’isola di Lampedusa, protagonista del documentario Fuocoammare per la regia di Gianfranco Rosi, Orso d’oro a Berlino, aspetta il domani. “La piccola sta bene – dice Bartolo – le abbiamo dato del latte, cambiato i vestiti. Era leggermente disidratata, ma sta bene. È rimasta in ambulatorio per alcune ore, poi l’ho accompagnata io stesso nel centro d’accoglienza, consegnandola alla polizia. È in buone mani”.

Il dottor Bartolo dice che se potesse, l’adotterebbe ma l’età glielo impedisce. Bartolo ha 60 anni e tre figli avuti da una donna medico come lei lì a Lampedusa. La bambina trascorre le sue notti tranquilla. A 9 mesi non si ha la percezione viva delle cose e forse questo è un bene. La corsa all’adozione ha fatto mobilitare famiglie di tutta Italia ma ragionevolmente, sarà il Tribunale per i minorenni di Palermo che la dichiarerà adottabile e affiderà a una casa-famiglia siciliana.
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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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