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Accontentarsi: perchè non riusciamo a farlo?

Accontentarsi: perchè non riusciamo a farlo?

Accontentarsi. 

The Guardian lancia la notizia: in Nuova Zelanda, a Tokoroa, nella regione di Waikato, sono alla ricerca di un medico generico. Il dottor Alan Kenny ha troppo lavoro ed ha bisogno di un aiuto. Stipendio di 400mila dollari, pari a 243mila euro, tre mesi di vacanze l’anno e… niente. Non si trova un medico! Non basta la figlia studentessa di medicina, che aiuta il padre saltuariamente, troppe le vacanze saltate e le domeniche a lavoro; eppure nella cittadina rurale un medico serve 24 ore al giorno. Due anni che cerca un collega ma pare che lì non ci voglia andare nessuno a causa della posizione poco favorevole e neppure la ricerca on line sta sortendo gli effetti sperati.

Un medico che non si trova. Stipendio buono. Vacanze tante eppure nulla. Ma siamo così restii ad accontentarci? Basta un paesino rurale per far dimenticare ai medici quante cose si potrebbero comprare con 400mila dollari? Ma poi sarebbe giusto accontentarci? Nell’era della disoccupazione selvaggia, nella giungla della ricerca del lavoro non ci si accontenta. Anzi ci si rifiuta di accettare un lavoro. Non ci si accontenta. Non si accetta un lavoro se non è quello dei sogni in un mondo dei sogni, fatto di sogni. Eppure la realtà dice altro. L’invito è considerare la realtà per quella che è senza “se” e senza “ma”. Forse il lavoro va accettato sempre e comunque senza rimorsi né rimpianti, forse è giunto il momento di mettersi in gioco e di decidere pure di andare in capo al mondo anche se lo stipendio è minimo.

Non bisogna accontentarsi. Per nulla vale la pena di accontentarsi eppure il più delle volte non è così. Si trova sempre la persona che ti convince che accontentarsi è stata una necessità. Di lavoro, di vita, di denaro. Non basta quindi la volontà, il desiderio, l’aspirazione. A volte, ci vuole l’umiltà di accontentarsi. Rimboccarsi le maniche e dirigere la vita verso la direzione migliore. Allora cerchiamo lavoro, rispondiamo agli annunci e speriamo che sia la volta buona… la trecentesima volta buona! Siamo la generazione precaria che si laurea per passione e cerca lavoro per professione, sempre orientata alla ricerca. Stiamo imparando l’arte dell’arrangiasi e forse questa aiuterà a cercare un lavoro. Un gatto che si morde la cosa nella consapevolezza che se avessi scelto Medicina sarei in Australia con i canguri a curare i pazienti di un paesino rurale e sperduto per 243mila eruro!

*dedico questo pezzo a Teresa. Lei si laurea oggi e non si laurea in medicina. L’#infojobs ha aperto le porte anche per lei.

 

 

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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