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Perchè posso parlare del nulla?

Perchè posso parlare del nulla?

Era Maurizio Ferraris ed il video è tratto da Rai – Filosofia

Si può scrivere del niente? Si, certo. Lo sto facendo in questo momento, seduta a questa scrivania. Sto raccontando il nulla e non posso fare diversamente. Non posso raccontare qualcosa perché poi racconterei, appunto qualcosa, che inquinerebbe il mio post sul nulla. Ed allora rifletterò sul nulla cercando di comunicare il nulla. Mi spiego: il nulla va riflettuto e ponderato perché anche il nulla è qualcosa. Quindi, è proprio vero che per comunicare il nulla non possiamo dire niente? Quando riflettiamo su qualcosa, anche se questo qualcosa è il nulla, effettivamente riflettiamo su qualcosa. Anche il nulla è una determinata cosa che è nulla, in quanto tale, ma pur sempre qualcosa. Mi sto incartando, sto scivolando sul nulla delle cose che sono cose purchè siano nulla. Il nulla è un po’ così: sembra vuoto eppure non lo è. È pieno di qualcosa che è niente di niente ma pur sempre qualcosa. È il vuoto che è sempre il pieno di qualcosa, il contenuto di qualcosa.

Andiamo con ordine. Nella storia del pensiero il nulla viene descritto per la prima volta da Parmenide, quello de “l’essere è e non può non essere”, per intenderci. Quello che poi terminava la frase con “il non essere non è, e quindi non è nulla”. Ecco, il nulla che compare, sale alla ribalta accanto al primo concetto cardine di tutta la filosofia, dopo la natura: l’essere. Non c’è logica dietro l’esistenza del non essere, non può esserci perché se l’essere è il non essere non è. Pensare è necessariamente pensare dell’essere di qualcosa. Per giustificare la molteplicità delle idee, Platone anticipa la diversità, senza introdurla, perché le cose sono ed insieme non sono, anzi aggiunge Aristotele: è importante che queste non siano e siano nello stesso momento. Per il cristianesimo il nulla è legato alla creazione: Dio crea dal nulla. Cartesio riprenderà la concezione agostiniana sul male, considerandolo come nulla vero; mentre Leibniz metterà da parte il problema del nulla, un po’ come decide di fare Locke che prende il nulla e lo mette da parte e addirittura dalla sua inconsistenza concettuale, ne ricava la prova dell’esistenza di Dio. Mentre Benedetto Croce limita tutto all’ambito della morale, Heidegger considera il nulla un argomento fondamentale, considerando il niente come il non ente. In questo senso il niente rappresenta la nullità del’ente.

Senza sapere perchè ho scritto del nulla. Del nulla si può scrivere, raccontare, leggere e parlare. Il nulla è qualcosa che c’è ma non è nulla. Dopotutto quando rispondiamo alla domanda “cos’hai?” non diciamo forse, “nulla!” nascondendo dietro un universo-mondo di pensieri, parole, idee, sentimenti, frustrazioni, ma anche gioie, emozioni, felicità, dolori e patimenti? Il nulla è così: c’è ma non si vede. Ed allora non sarà forse che questo nulla un immenso contenitore di emozioni da cui decidere di non attingere, semplicemente perchè non abbiamo nulla in particolare da dire ma tutto è così importante che non riusciamo ad operare un scelta? Posso parlare del nulla perchè pur parlando di esso, parlo di qualcosa e riempio le le righe, le pagine ma soprattutto riempio i pensieri. E quando riempio la mente produco cose nulle ma pur sempre cose.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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