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Perfetti sconosciuti: quanto costa la sincerità?

Perfetti sconosciuti: quanto costa la sincerità?

17 febbraio 2016#film1313Views

Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. [Gabriel Garcia Marquez]

Perfetti sconosciuti (ora al cinema) è una moderna carneficina seriale, un effetto domino preoccupante e sconvolgente allo stesso tempo, una messa a nudo complessa ma nello stesso tempo semplice, dell’uomo depauperato di tutto nel momento in cui posa il cellulare sul tavolo e accetta, per gioco, di condividere con gli astanti la propria vita relegata in uno smatphone. Vite distrutte del contenuto di un messaggio, matrimoni che tremano al solo trillo del cellulare. Una sera precaria che oscilla tra un bicchiere di vino e un principio di infarto. Nulla scorre come dovrebbe, nessuna battuta diviene fine a se stessa, nessuno ne esce incolume. Senza braccia rotte ma con cuori a pezzi e nervi spezzati dalle bugie spasmodiche e melodrammatiche che sanno di comico e grottesco.

Paolo Genovese ha fatto centro. Un film che rivedrei ancora ed ancora. Al termine al domanda sorge spontanea: conviene davvero restare soli per non ritrovarsi poi perfetti sconosciuti? L’amore ha così tanta paura della sincerità?. Domande che hanno risposte nel film. Forse. O forse soltanto invitano a lasciare il partner che si ha accanto e dire “facciamo come se non fosse successo nulla!”. Eppure non può essere così. L’amore non può arrendersi al trillo di un cellulare. Nel film, banalmente risulta tutto in questo modo: un grosso senso di fuga. Una delle protagoniste scappa in bagno ma il luogo è troppo vicino. Scapperebbe più lontano se solo potesse. Il senso della fuga è fortissimo e non si arresta. Ognuno vuole scappare dalla propria vita, e ne crea una nuova, e poi vorrebbe scappare dalla stessa per ritornare in quella vecchia. Una grande fuga che fa riflettere sui sentimenti e su un concetto semplice: la sincerità.

Ho letto che in ogni relazione avere un segreto rende tutto più vero. Come se un segreto, paradossalmente, risultasse essere la cifra della forza, il discrimine tra una relazione felice ed una infelice. La sincerità non può aver paura di se stessa. Le relazioni sarebbero vane e vuote, senza meta: in fuga. Ma chi è pronto alla sincerità? Il film consegna un tavolo imbandito di bugie dove il polpettone rimane sullo stomaco così come gli gnocchi e gli antipasti mai deglutiti davvero.  Una cena di bugie dove la sincerità non siede a tavola. Restare soli non conviene. Non conviene mai ma, forse, prima di pensare di stare con qualcuno che sia un lui o una lei, sarebbe meglio legarsi al dito la sincerità. La prima relazione si ha con se stessi, è proprio vero. E’ se stessi che si guarda allo specchio, è se stessi a cui si dice buon giorno la mattina e vedersi sinceri è forse la cifra della vita. Quel riconoscersi nelle cose vere e sincere senza filtri e sovrastrutture, forse, aiuterebbe a sopravvivere alla giungla della cena con gli amici.

Nell’innocuo si cela il disastro di una tragedia moderna all’ombra della luna piena. Semplicemente si ha paura di un cellulare che squilla, E’ questa la novità del secolo. La dinamica scoppia. Un amico è più tale? La moglie tornerà a casa? Il marito sarà perdonato? Probabilmente nell’ilarità della situazione, sarà meglio rimanere perfetti sconosciuti agli altri ma non a  se stessi.

Tags:#film
Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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