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Philophobia: perchè ho paura d’amare?

Philophobia: perchè ho paura d’amare?

Quando F. uscì per la prima volta con P. tutto sembrava bellissimo. Gli uccellini ronzavano nelle orecchie e le farfalle nello stomaco facevano giochi pindarici. Le loro passeggiate erano meravigliose. Ogni angolo della città sembrava davvero risuonare a festa. Era l’amore pensò F. tra sé e sé. Quell’amore forte e potente, che sconvolge e che agita le menti, che zittisce e fa parlare a profusione. Era l’amore. Sicuramente era l’amore. Per lei ma non per lui. P. era distaccato, un innamorato sulle sue, forse non un vero innamorato, o forse si? Era questa indecisione mista a sconcerto che F. non sopportava. Un amore vissuto a senso unico o un amore vissuto diversamente? I punti di vista pensava tra sé e sé.

Questa storia potrebbe andare avanti in mille modi diversi ma forse il primo punto è proprio la paura di amare. La paura di innamorarsi è una malattia vera e propria. Si chiama  philophobia  ed è a tutti gli effetti una patologia che colpisce chiunque, senza differenza di sesso ed età. Philophobia è paura di instaurare un rapporto duraturo con un’altra persona, costruire qualcosa insieme, condividere l’esistenza e, nei casi più gravi, è addirittura la paura di amare familiari e amici. Sul sito Philophobia.info si leggono storie pazzesche di gente che semplicemente ha paura di amare.

Sugli schermi è stata Emma Pillsbury, personaggio di Glee, serie tv americana di successo, a sdoganare la philophobia. Emma, innamorata del professor Will Schuester, vive uno stato di euforia pazzesco: è convinta di amarlo e di voler avere un rapporto molto profondo ed intimo con lui. Fa di tutto per avere un appuntamento ma sul più bello, corre via a gambe levate perché semplicemente ha paura di fare l’amore con lui. Nel personaggio, sono espressi tutti i segni della philophobia, quella paura di amare che mescola felicità e terrore, ansia e amore, proponendo una sintomatologia perfetta.

Ma come si guarisce dalla philophobia?

Terapia di desensibilizzazione sistematica. Questo è un approccio che implica l’esposizione dei pazienti a l’oggetto o situazione che lui o lei teme di più: una sorta di terapia d’urto. La realtà virtuale dei PC permette di creare immagini degli oggetti temuti in modo che vengano sottoposti ai pazienti prima che possano venire a contatto con la situazione reale. Una simulazione di ciò che accadrà.

Terapia cognitivo comportamentale (CBT). Questa educa il paziente alla modifica del pensiero negativo. Un esempio è dire “Basta!” a voce alta o mentalmente quando i pensieri negativi emergono. A differenza di altre terapie, la CBT può essere condotta in un gruppo.

Eye Movement, desensibilizzazione e rielaborazione (EMDR). Questo metodo ha dimostrato di essere efficace nel trattamento fobie specifiche, ma la sua efficacia per la Philophobia non è documentata. Principalmente EMDR è stato utilizzata per: la paura dei cani, disturbo da stress post-traumatico in coloro che hanno subito un crimine, una violenza, sono stati protagonisti di una guerra o di un disastro naturale.

Ipnoterapia. L’ipnosi ha dimostrato di contribuire a rimuovere le associazioni negative che possono scatenare attacchi di panico, come pure per aiutare il controllo il fumo, l’eccesso di cibo e di altri comportamenti di dipendenza. Tuttavia, il suo uso in un trattamento di Philophobia potrebbe essere problematico.

Programmazione neuro-linguistica ( PNL). I co-fondatori Richard Bandler e John Grinder descrivono il loro processo come una terapia alternativa basata sull’educare le persone alla consapevolezza di sé e alla predisposizione a cambiare i loro comportamenti emotivi . PNL è stato combinato con l’ipnosi nella terapia per le fobie , ma resta al di fuori trattamento convenzionale per Philophobia.

I farmaci antidepressivi. Farmaci come gli inibitori della serotonina di assorbimento (SSRI) e gli inibitori della monoamino -ossidasi ( MAO) possono essere utili in alcuni casi di fobia per ridurre i gravi sintomi fisici ed emotivi.

Gli studi sulla psicologia evolutiva, probabilmente aiuteranno a considerare ancora una volta la malattia come risultato della migrazione ereditaria di geni. Forse Elisabetta I aveva così tanta paura di sposarsi perché il padre Enrico VIIIe la madre Anna Bolena, non erano quel grande esempio di matrimonio felice!

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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