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Quattro chiacchiere con BookSophia il primo festival della classicità

Quattro chiacchiere con BookSophia il primo festival della classicità

21 settembre 2017174Views

Il prossimo 12, 13 e 14 ottobre a Massa Lumbrense, Napoli, si terrà BookSophia il primo Festival della classicità. Sì, avevate capito bene: una tre giorni dedicata al concetto di classicità come mezzo per indicare in modo critico il presente. Un modo sicuramente alternativo di entrare a contatto con il nuovo partendo da ciò che conosciamo meglio e che ci appartiene fino in fondo: la cultura classica, appunto.

Qui potete trovare il programma completo e qui, invece, potete seguirli sulla pagina Facebook dedicata all’evento.

Ho scambiato quattro chiacchiere con Domenico Palumbo il coordinatore di BookSophia e la prima domanda riguarda proprio questo concetto: la classicità.

Cos’è la classicità (oggi)?

“Per rispondere a che cos’è la classicità bisogna rispondere prima a che cosa è ‘classico’. Ebbene ‘classico’ è ciò che in tante discipline diverse (dalla musica all’arte, dalla letteratura alla filosofia), ciò che in una classe cioè, costituisce un termine di paragone fisso per altre cose: così ‘classica’ è un’inquadratura in un film, la trama di una storia, la composizione di un quadro, perfino un modulo di gioco di una squadra di calcio. ‘Il classico’ ha a che fare con qualcosa di riconosciuto, che tutti sanno. La classicità è una cosa diversa, è un periodo storico: Leon Battista Alberti per denigrare quelli che facevano lo stile gotico li invitava ad andare a rileggersi Vitruvio: classicità diventa il modo per separare chi sapeva cosa studiare dagli zoticoni, dai ‘gotici'”

Dice bene Calvino nelle lezioni americaneil classico è quel libro che non ha detto tutto quello che ha da dire

“Da allora il ‘classico’ è usato come termine di paragone e anche come direzione: lo dice bene Calvino nelle ‘lezioni americane’: “il classico è quel libro che non ha detto tutto quello che ha da dire”; vuol dire che ogni classico è capace di uscire fuori dal proprio tempo, di guardare avanti.
Se poi mi domandi ‘che cos’è oggi la classicità’ ti devo rispondere che per alcuni è una cosa inutile (vedi le proposte di certi politici) per altri un modo per indicare qualcosa che non c’è più, come la Roma di Cesare o l’Atene di Pericle”.

Che cos’è BookSophia?

“BookSophia è il primo festival che mette al centro la classicità in quanto stimolo per assottigliare il pensiero sulla contemporaneità: l’eredità classica cioè è intesa in BookSophia come quella cosa che ricevo dai miei padri e su cui io devo prender posizione, foss’anche per decidere cosa farne, se lasciarla ai miei figli oppure no. Per fare questo BookSophia chiama i giovani: sono i giovani che dovranno animare gli incontri con personalità del mondo della cultura, interrogandoli, chiedendo loro di farsi capire per bene, di comunicare. E saranno giovani anche quelli che grazie alla collaborazione della rete Otis proporranno spettacoli di teatro classico: perchè? Perchè il teatro è educazione, come diceva Aristotele. Ecco allora: BookSophia non parla di classicità per darsi una posa da intellettualoide: parla di educazione”.

BookSophia non parla di classicità per darsi una posa da intellettualoide: parla di educazione

Perchè un festival dedicato alla classicità?

“Perchè Massa Lubrense è un luogo classico, che ha visto la presenza greca, etrusca, romana e sannita: sede del famosissimo Athenaion, sede di lussuosissime ville Romane, custode di una necropoli etrusca, Massa Lubrense è il luogo più fascinoso dell’intera Penisola Sorrentina. Perciò l’Archeoclub lubrense che in 40 anni si è occupato di classicità non poteva non rimboccarsi le maniche e proporre un progetto del genere, al fianco del quale si sono schierate altre due associazioni: il circolo Endas Penisola Sorrentina e l’associazione giovanile I Virgiliani. Perchè scommettere sulla classicità? Perchè è un atto rivoluzionario!”

Vi rivolgete sopratutto ai ragazzi delle scuole superiori: cosa si deve imparare dai classici, a quell’età?  

“Il Festival è aperto a tutti, ma per noi i ragazzi devono essere al centro: come fruitori e come protagonisti. I ragazzi hanno bisogno di esempi, non di pistolotti sul che cosa fare o non fare. Vogliamo che i ragazzi vedano, tocchino, ascoltino, usino la testa, formulino idee, incontrino anche ostacoli, come accade quando si sta davanti ad un testo da tradurre: alla fine lo si deve affrontare.
La lezione che vogliamo trasmettere loro è dunque pratica, da scuola guida: per andare avanti hai bisogno dello specchietto retrovisore”.

Chi vorrei ospitare? Ippolito Nievo: perchè era giovane, era appassionato, era uno che aveva il fascino del romantico e l’intelligenza dell’illuminista.

Ho visto il programma! C’è qualcuno che avreste voluto ospitare? Qualcuno del “passato”, intendo

“Non so se i miei colleghi sarebbero tutti d’accordo, ma io avrei ospitato Ippolito Nievo: perchè era giovane, era appassionato, era uno che aveva il fascino del romantico e l’intelligenza dell’illuminista. Secondo me ci avrebbe detto cose interessanti. E poi è anche uno dei bistrattati dai programmi delle scuole di oggi, no?”.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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