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Resilienza, resistenza, ‘rinascenza’

Resilienza, resistenza, ‘rinascenza’

Resilienza. Re-si-lien-za.

I giorni più brutti di una settimana, di un mese, di un anno interno sono quei giorni in cui si sa cosa fare ma non si fa quello che si sa di dover fare. Come a dire: oggi farò questo e poi tutto si fa tranne che questo “questo” che rimandiamo giorno per giorno . Il sentimento che accomuna le persone che soffrono del male del rinvio subiscono uno stato d’animo che oscilla tra l’immobilismo e la rassegnazione, il timore di non fare nulla e l’ansia di dover fare.

Non c’è bisogno di soffrire le pene dell’infermo per soffrire di resilienza. Questa è uno stato di reazione che scaturisce in seguito alla presa di coscienza che lo stato in cui versa la psiche ha bisogno di essere modificato. La resilienza è la volontà di reagire e di riprendere in mano le cose propria di chi soffre, ha sofferto anche di immobilismo. Non vi è necessità di aver subito un forte trauma anche la volontà di fare qualcosa e poi di non volerla fare più, comporta resilienza: la necessità di sviluppare quegli antidoti al mondo e alle cose propri di chi sa che in questo mondo ci deve stare ed ha bisogno, solo, di trovare il modo giusto.

resilienzaLa resilienza è quella capacità costruire una barriera di ferro che permetta di acquisire forza e determinazione in risposta al modo in cui la vita la si sta vivendo. Resilienza è la capacità di sviluppare anticorpi psicologici, sociali, etici, morali e culturali che favoriscano la rinascita e la riappropriazione di se stessi e delle proprie cose. Quella forza e quella determinazione che non si acquista al supermercato, non è in un negozio di abbigliamento ma è quel vestito che, a fatica, va cucito addosso a se stessi e va portato per meritarsi di vivere bene.

Non si tratta di resistere agli urti, alle scosse della vita ma di capire quali possano essere le misure da adottare per far si che quel sentimento, quello stato d’animo non inondi tutto e così ci faccia morire affogati dentro al mare dei rimpianti, delle lacrime, dei “se” e dei “ma”. La resilienza è la riscoperta del proprio spazio vitale dopo l’invasione compiuta da un individuo, una situazione, un agente esterno. Il resiliente è colui che è capace di restare nonostante l’acqua alla gola, è colui che reagisce, raccoglie l’acqua nel pugno di una mano e la butta via. Resiliente è chi non ha paura del mare troppo grande, di un amore troppo piccolo, di un sentimento troppo grande. Resiliente è chi si rimbocca le mani e scava tra le macerie dell’anima e si definisce soddisfatto solo quanto l’anima sta bene.

Ci vuole resilienza anche per affrontare una giornata e così fare tutte quelle cose che l’immobilismo frena.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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