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#saveRummo: quando il marketing non è richiesto

#saveRummo: quando il marketing non è richiesto

20 ottobre 2015#marketing1635Views

Mi sono già occupata di marketing. Di chi si inventa una campagna pubblicitaria per un motivo banale: vendere di più, come il caso di Nutella. Ebbene, questa è la storia di una pubblicità non voluta, una di quelle di cui faresti a meno, una che non vorresti mai accadesse in seguito ad una disgrazia come può essere una alluvione. Non c’era intenzione eppure i social hanno il potere di rendere virale un fatto e di modificare le dinamiche di un’azienda. Questo è proprio il caso di #saveRummo.

A Benevento si sono sentiti lampi, tuoni e poi l’acqua è scesa giù a scrosci fitti. Il fango e l’acqua è scesa giù a scrosci fitti, fitti. Sembra che proveniva da cielo e da terra, dall’alto e dal basso. Non si riusciva a distinguere più nulla. Tutto pareva appannato dall’acqua che scendeva a scrosci fitti, fitti, fitti. La luce è andata via. La paura, il terrore. La prima cosa che il mal tempo porta via sono le certezze e con essa la corrente elettrica e l’acqua nelle case, il sentirsi sicuro nella propria abitazione, nel proprio quartiere, nella propria città. In Campania questo succede ed è successo spesso anche se poi le maniche vengono scorciate subito e la fabbrica riparte. Qui è più probabile che per strada, quando piove, si cammini in barca e ci si faccia largo tra i rifiuti portati dai letti dei fiumi esondati, con i remi piuttosto che camminare con gli stivaletti anti pioggia, ma poi la fabbrica riapre e si mette a lavoro di buona lena.

L’ultimo disastro in ordine di tempo, ha coinvolto il beneventano. La città di Benevento, in particolare, tra il 14 e il 15 ottobre, ha sofferto l’acqua e il fango. i danni subiti sono incalcolabili come incalcolabili. Tre le grosse aziende coinvolte: Agrisemi Minicozzi, Metalplex e Rummo che danno lavoro a più di 400 persone. Nella zona industriale, si stima siano 1.500 gli operai senza lavoro e con loro le loro famiglie.

Prima l’acqua, il fango, il disordine e poi la solidarietà, la forza. Quando il Pastificio Rummo è stato colpito dall’alluvione, 15 operai sono rimasti bloccati all’interno della struttura ed hanno combattuto per ore contro l’acqua e il fango, così com’è capitato ai loro colleghi della Agrisemi Minicozzi, i quali hanno registrato 8 metri d’acqua nella palazzina riservata ai loro uffici. Nessuno si lascia intimorire, tutti riprendono subito a combattere contro un male incurabile come lo sono i danni occorsi in tanti anni al nostro territorio.

Ed ecco che i social esprimono tutta la loro forza. Immediatamente la pasta Rummo è diventata oggetto di una campagna social che in pochi giorni ha visto coinvolti milioni di utenti sotto un unico hashtag: #saveRummo. In pochi giorni la campagna è diventata virale e la pagina Facebook #saveRummo: un pacco di pasta fa la differenza conta, ad oggi, 110mila adesioni. L’invito è a condividere sui social l’hashtag e a comprare la pasta Rummo. Per non lasciare sola una azienda ed un territorio da sempre martoriato dal tempo avverso che preponderante, decide di non lasciare scampo.

La campagna social è partita ma i proprietari del pastificio non sono in grado di seguirla. Spiegano che materialmente non riescono perchè il pastificio, adesso, ha molto poco su cui contare. L’affetto e  la stima delle persone gli arriva per sentito dire.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

Avete mai deciso di diventare voi stessi?

Netanyahu perchè straparli? Olocausto di nuovo.

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