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Simonetta Agnello Hornby, Caffè amaro (quando non portano lo zucchero)

Simonetta Agnello Hornby, Caffè amaro (quando non portano lo zucchero)

Bruciava, quella mano, e anche il palmo di lei era rovente. Capirono.

Non leggevo un romanzo con la “R” maiuscola da tempo Forse troppo. Caffè amaro di Simonetta Agnello Hornby (corri qui a comprarlo!) è uno di quei romanzi con la “R” maiuscola che ti fa venire la voglia di continuare a leggere e a leggere tanto. Le speranze, gli amore, l’ebraismo, la guerra, la sofferenza, la gioia, i figli, la tenerezza, le bombe e la solitudine. Parole che sono temi del libro e temi dell’anima.

Simonetta Agnello Hornby, è tornata a maggio con un romanzo che io ho scoperto solo ora. Caffè amaro, pubblicato da Feltrinelli, è uno dei libri più venduti di questa prima parte del 2016.

Maria Marra, figlia di un socialista a tre fratelli e un fratello acquisito, Giosuè, un orfano ebreo rimasto orfano dopo che il padre è rimasto ucciso durante la repressone dell’esercito italiano ai fasci siciliani voluti da Crespi nel 1894. Un uomo di 34 anni diventa suo marito. Pietro chiede di lei al padre di Maria e in poco tempo il matrimonio, la casa, i figli. Dopo la richiesta, quel “me la dareste?” e la risposta del padre di lei, “onorato!”, inizia la tormentata vita di questa donna che vive la passione e l’amore, la vita e la storia dell’Italia tutta con profonda partecipazione.

HO PRESO QUALCHE FOTO DA INSTAGRAM!

Pietro non è il marito perfetto. Maria non è la moglie che si sforza di essere. E così vive più guerre. Le guerre fredde ed intestine della famiglia del marito, tra cognate e generi, suocera e suocero amatissimo e un marito poco fermo e deciso e le guerre della storia, quella mondiale. Maria si dimena tra i conflitti, giovane e forte, amante e amata alla follia.

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Un libro di passione di dovere, amore etero ed omosessuale. Caffè amaro è quello che prende Maria durante la presentazione alla famiglia del futuro sposo. E non solo lei. In una recente intervista all’Huffingtonpost, infatti, ha raccontato che il titolo è stato “un omaggio che ho voluto fare a mia nonna che non ho mai conosciuto. Mi dicevano sempre che lei era solita prendere il caffè amaro, perché il giorno del suo fidanzamento ufficiale, nella casa di famiglia del futuro sposo, le offrirono il caffè ma si dimenticarono di darle lo zucchero, che arrivò solo più tardi, quando oramai aveva finito di berlo“.

Un romanzo forte che riconcilia con tante cose. La vita, ad esempio, che togli e che restituisce. Prima o poi restituisce, sempre! Vi lascio con una domanda: nella vita meglio prendere le cose o lasciare che ritornino?

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Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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