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Strage di Orlando: il perché senza risposta

Strage di Orlando: il perché senza risposta

Strage di Orlando.

Sono un giovane omosessuale nato nel New Jersey e cresciuto ad Orlando. Amo i miei amici, i miei genitori, sono mezzo portoricano e mezzo dominicano, ho 21 anni e alle 2 di domenica mattina tu mi hai quasi ucciso. Vado al Pulse Club di Orlando perché mi sento a mio agio lì e posso essere me stesso. Molti dei miei amici erano lì quella notte, incluso il mio amico Stanley. Non rivedrò Stanley mai più. L’hai portato via da me. Sabato notte era la serata latina, una festa in onore del Puerto Rican Day Parade. Era una notte calda e il locale era pieno di vita, di amore e di danze e – fino a prima che arrivassi tu – di pura gioia

Inizia in questo modo la lettera che Alejandro ha scritto dopo la strage di Orlando che la notte tra l’11 e il 12 giugno scorso ha contato 49 morti e 50 feriti, per mano di Omar Mateen, un presunto affiliato all’Isis o forse no. Ciò che resta sono i morti, il dolore di chi è rimasto e l’amore che è cresciuto. La strage di orlando ha avuto un significato ed un senso profondo per me e per la mia generazione. La generazione delle unioni civili (almeno in Italia dove il riconoscimento si è raggiunto solo qualche mese fa), delle feste, della gioia, dell’emancipazione dei sessi, della libertà di espressione e di azione. La strage di Orlando ci ha colpiti, mi ha colpito. Come @popfilosofia ho ovviamente espresso il lutto ma non bastava. Oltre le parole di circostanza, che sinceramente ho sempre voluto evitare, ho preferito dare spazio alle parole di Alejandro perché l’amore tocca nel profondo perché l’amore è trasversale, è un SENTIRE e non è un CAPIRE, è un emozionare e non razionalizzare.

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Le parole di Alejandro sono forti. Scrive «Omar, tu hai fallito. Hai provato a massacrare l’unica cosa che non potrai mai davvero distruggere nella nostra comunità. Mai. Non potrai mai portarci via il nostro amore. È più potente di qualsiasi altra cosa che esiste nel mondo». Ed ancora, «ho 21 anni e ho fatto coming out quando avevo 16 anni. Mi ricordo le esatte parole che dissi: ‘Mamma…sono gay’. La violenza aveva fatto parte a lungo della mia vita. Fin dalla scuola, i miei compagni si prendevano gioco di me insultandomi e ho dovuto combattere duramente per la mia dignità e per il mio orgoglio. Ma nel momento in cui mi sono dichiarato a mia madre, mi ha guardato, lei già sapeva. Mi vedeva solo come suo figlio. Mi vedeva nello stesso modo in cui mi aveva sempre visto, con quegli occhi d’amore in grado di guarire, di trasformare. Mi dispiace tanto che tu non abbia provato mai la stessa cosa. Diversamente, non posso immaginare come avresti potuto volere così duramente di porre fine alla mia vita».

Prosegue, «dopo essere quasi morti dopo essere riusciti a scappare dalla tua collera, i miei amici ed io andiamo in giro come zombie tutto il giorno. Siamo sopravvissuti, ma adesso tutto quello che abbiamo sono domande. Cosa facciamo ora? Perché sono qui? Perché è accaduto tutto questo? E naturalmente, perché perché perché ci odiavi così tanto? So che c’è una sola risposta. Ogni volta che faccio queste domande, c’è una sola cosa che rende tutto logico in questo mare di devastazione e di dolore. Penso a Eddie Justice che, seduto in un bagno, scriveva quell’orribile messaggio alla madre: ‘Sto morendo, mamma. Ti voglio bene’. La violenza era tutta intorno a lui, ma lui pensava all’amore. Omar, siamo più forti del tuo odio. E sempre lo saremo».

Segue un elenco straziante delle persone che lì sono morte. Non sono sopravvissute. Quarantanove persone, 49 persone non sono sopravvissute alla strage di Orlando ma L’AMORE sì. Ed è cresciuto più FORTE!

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

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