close
Terremoto ad Ischia: quando il cronista fu Croce

Terremoto ad Ischia: quando il cronista fu Croce

Nel 1883 Benedetto Croce subì ben tre perdite a seguito di un terremoto ad Ischia, l’isola che con la famiglia aveva tanto amato e che in quei giorni stava visitando. Era il 28 luglio quando un sisma molto più devastante distrusse ogni cosa a Casamicciola, Lacco Ameno e Forio. Vi furono ben 2.313 morti tra cui anche il padre, la madre e la sorella di Croce.  Quel villaggio di pescatori fu spazzato via dalla furia della natura come testimoniano foto dell’epoca.

Nel 2017, 21 agosto, un sisma del quarto grado ha di nuovo gettato paura ed angoscia. Sono morte due donne e sono stati salvati 3 bambini piccoli dalle macerie di una palazzina. I turisti hanno abbandonato l’isola, i residenti si attaccano ai muri delle loro case perché, mi hanno detto, che l’isola è così: non la vuoi mai lasciare.

Il terremoto ad Ischia ha fatto venire in mente Croce e la sua famiglia, la perdita e la devastazione. Croce stesso ha lasciato una piccola testimonianza, un racconto di quelle drammatiche giornate: la scossa, la perdita, il nulla, il dolore. Nel momento esatto della scossa, si trovava nel soggiorno della Villa Verde, di proprietà della famiglia Croce. Il terremoto fece sprofondare il padre ingoiato dalle macerie. La terra implose ed il padre sprofondò inghiottito dalle macerie; la sorella fu sbalzata in aria e la madre si era rifugiata sul terrazzino. La raggiunse e precipitarono insieme.

SULLO STESSO TEMA

Terremoto in Centro Italia: il cuore oltre la paura

Del terremoto ad Ischia, Croce ne parlò nel 1915 in un piccolo contributo che definì una «autobiografia mentale». Si trattava di Contributo alla critica di me stesso, di cui disse: «Perché ciò che lo storico ha fatto agli altri, non dovrebbe fare a se stesso?».

LE SUE PAROLE

Rinvenni a notte alta e mi trovai sepolto fino al collo, e sul mio capo scintillavano le stelle, e vedevo intorno il terriccio giallo, e non riuscivo a raccapezzarmi su ciò ch’era accaduto, e mi pareva di sognare. Compresi dopo un poco, e restai calmo, come accade nelle grandi disgrazie. Chiamai al soccorso per me e per mio padre, di cui ascoltavo la voce poco lontano; malgrado ogni sforzo, non riuscii da me solo a districarmi.

Gli anni che seguirono il terremoto ad Ischia non furono facili. Croce scrive che addirittura la sera, sentiva il desiderio di non svegliarsi più la mattina. Il dolore era immenso e la perdita molto forte. Aveva addirittura pensato al suicidio. Il racconto continua con dei particolari molto belli che spiegano quel senso di vuoto e di mancanza (in ogni senso) che fa paura più di quanto possa fare una scossa di terremoto.

Verso la mattina (ma più tardi), fui cavato fuori, se ben ricordo, da due soldati e steso su una barella all’aperto. Lo stordimento della sventura domestica che mi aveva colpito, lo stato morboso del mio organismo che non pativa di alcuna malattia determinata e sembrava patir di tutte, la mancanza di chiarezza su me stesso e sulla via da percorrere, gl’incerti concetti sui fini e sul significato del vivere, e le altre congiunte ansie giovanili, mi toglievano ogni lietezza di speranza e m’inchinavano a considerarmi avvizzito prima di fiorire, vecchio prima che giovane.

Il terremoto ad Ischia del 2017 dirà tante cose così come quello del 1883 ha raccontato molto. Ogni terremoto lo fa. L’anno scorso si è parlato e riflettuto del terremoto in centro Italia, anche qui! Le scosse, la paura, case che forse non dovevano essere lì. E poi la forza e la determinazione di un popolo, quello del centro Italia, abituato a combattere e a non lasciare nulla indietro. Si scriverà degli isolani e della loro forza, della determinazione e della loro abitudine a cavarsela da soli, proprio come insegna a fare l’isola.

Nel 1883 il cronista fu Croce. Oggi sono le persone normali, a cui la furia ha tolto tutto o quasi.

Cos’è cambiato?

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Filosofia. Prima di tutto la filosofia. 26 anni, laurea, master e i mille posti del mondo che non ho ancora visitato.

Laurearsi in filosofia oggi è così strano?

“Un nuovo inizio”: il romanzo esordio di Salvatore Fiorellino

Leave a Response